Alleanze educative

“ Ma sì, sono ragazzi!”; “mio figlio non è maleducato, è solo troppo vivace.”; “mia figlia non va male a scuola, è l’insegnante che non sa spiegare bene!” oppure ……“lo fanno tutti”, “mio figlio non è diverso dagli altri” ,”si è solo difeso”, “non ha fatto niente di male” e potrei continuare a lungo con una sequela di frasi fatte e affermazioni precostituite che non ammettono replica.

Si accetta e, al contempo, si contesta “tutto” ed “il contrario di tutto” secondo, per l’appunto, una logica relativistica che non prevede certezze ma solo opinabilità!

L’opinione personale assurge a dogma con la pretesa di affermarsi come verità assoluta anche innanzi all’evidenza delle norme o delle scienze che pur sancite (le prime) e dimostrate (le seconde) sono “squalificate” ad altrettante opinioni prive di valore e di cogenza.

L’attenzione è interamente rivolta al “momento” da vivere e “consumare” con piena soddisfazione di sé, incuranza dell’altro e mancanza di visione del futuro.

In questo processo che banalizza le azioni “negative” e proclama l’affermazione della propria soggettività a discapito del bene comune si nasconde e, neppure tanto velatamente, il pericolo di minare alla base il sistema di regole che sottostanno alla convivenza civile. E’ la crisi del sistema educativo che per le nuove generazioni si traduce in deresponsabilizzazione conseguente alla mancata acquisizione di consapevolezza rispetto agli effetti delle proprie azioni.

E questo non è l’unico effetto! Il costante tentativo di far prevalere il proprio modello personale (ritenuto assoluto da chi lo rivendica e disconosciuto dall’interlocutore) genera conflitti che se non adeguatamente gestiti e mediati possono sfociare in accadimenti devastanti.

Il momento dell’emergenza è forse l’unico in grado di suscitare qualche reazione di perplessità, di dubbio, di timore. In tale circostanza la società civile si interroga e comprende che il predominio del sé non è funzionale al bene comune in quanto limita la costituzione di aggregati sociali solidi fondati su un sistema di relazioni reciproche generative. E’ la fase della crisi in cui il sentimento prevalente è l’impotenza che genera disillusione e infine resa.

Ma poi tutto continua a procedere, con ineluttabile fatalità, fino all’emergenza successiva che riporta alla coscienza le ansietà per un futuro indirizzato verso la disgregazione delle comunità.

Ma il mantenimento e lo sviluppo della comunità non possono che fondarsi su una coscienza etica che garantisca, certo, l’affermazione dell’individuo e della sua soggettività ma entro il recinto del benessere collettivo. Far appello alla vocazione educativa diventa funzione imprescindibile dell’adulto che deve accompagnare il bambino nel suo percorso evolutivo perché nell’apprendere le regole per una convivenza civile possa acquisire il senso della bellezza, della giustizia, del rispetto, della verità e contribuire alla formazione di una società equilibrata ed armonica che rimetta al centro la Persona nelle sue varie dimensioni individuali, familiari e collettive.

Di fronte al rischio di deriva dei sistemi sociali, le agenzie educative non possono che ripensare a come esprimere la propria funzione ed esercitare il proprio ruolo di cura e di accompagnamento delle nuove generazioni verso la costruzione di identità individuali e sociali convergenti e feconde di relazioni positive. Nonostante l’evidente indebolimento e la continua tendenza a delegare a terzi i propri compiti, la famiglia permane, ancora oggi, la prima comunità di vita di ogni persona. La scuola arriva dappresso e, seppure abbia intrapreso, già da tempo, una deriva quasi esclusivamente formativa limitandosi ad offrire contenuti nozionistici e competenze funzionali oramai non più utili neppure per il mercato del lavoro, si conferma elemento imprescindibile del sistema educativo.

Famiglia e Scuola non avrebbero ragion d’esistere se non pensate dentro un territorio con la Comunità che lo abita e lo popola e che, volente o nolente non può rinunciare alla funzione educativa intrinseca.

Pensando, dunque, alla formazione integrale dell’individuo non si può che chiamare ad una nuova responsabilità:

– la famiglia che deve riappropriarsi della sua funzione primaria di cura e accompagnamento avocando nuovamente a sé quei compiti che, per fragilità, ha delegato a terzi;

– la Scuola che deve riscoprire il significato profondo della pedagogia come metodo di sviluppo della cittadinanza volto alla formazione di Persone e non solo di alunni;

– la comunità che deve favorire esperienze significative di impegno sociale e civile all’interno delle aggregazioni sociali.

Ecco quindi che è solo attraverso l’azione combinata di più attori che si può imbastire la trama del processo educativo e di crescita dell’individuo basato sulla disponibilità della famiglia, delle istituzioni, dei gruppi formali ed informali all’interno della comunità a costruire contesti educativi in grado di produrre esperienze significative che favoriscano lo sviluppo delle potenzialità personali e collettive e delle interazioni reciproche.

Occorre dunque un Patto di Corresponsabilità, una nuova Alleanza che nell’attribuire a ciascun soggetto un ruolo ed una funzione specifica sia in grado di esprimere una proposta educativa unitaria ed integrata che possa contribuire alla formazione di personalità libere, autonome e responsabili. E’ un’azione comune che, al contempo è un impegno etico di solidarietà volto alla cura dell’altro perché questo possa svilupparsi e far parte della più ampia dimensione comunitaria il cui benessere deriva dalla buona condizione di ciascuno.

Curare il singolo significa quindi prendersi cura della collettività per mantenerla efficiente ed in buono stato a garanzia della salute collettiva.

Si tratta di un impegno che deve assumere i caratteri della continuità in una logica strutturata, indipendente dall’emergenzialità, permanente e capace di una rigenerazione valoriale in cui gli egoismi cedano il posto alla solidarietà e la persona umana riacquisti la propria centralità nella pienezza della propria dignità.

 

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