Disturbo della quiete pubblica e movida notturna

Le attività di somministrazione di cibi e bevande aperte al pubblico attraggono generalmente una moltitudine di persone, soprattutto giovani, che si concentrano nello stesso luogo con finalità di svago, di incontro e di divertimento perlopiù negli orari notturni. Niente di male in questo se non per il fatto che in quegli stessi luoghi, e in quegli stessi orari, le persone che vi risiedono conducono la loro vita quotidiana ed intendono potersi muovere liberamente, senza subire limitazioni dovute agli affollamenti ed ai parcheggi selvaggi, ed esigono di poter riposare, senza essere disturbati dalla musica o dagli schiamazzi. 

Ci si trova di fronte a diversi interessi contrapposti: quello inerente il proficuo esercizio di una attività commerciale ed il diritto di vivere e riposare tranquilli dei residenti, tralasciando per un attimo il diritto più marginale degli avventori al divertimento. 

Al fine di rendere compatibili i diversi interessi l’ordinamento prevede dei limiti sia con riguardo agli orari in cui tali rumori possono verificarsi sia con riferimento al volume (decibel) dei rumori che possono essere emessi/diffusi da parte delle attività commerciali, nonché dagli stessi clienti che le frequentano. 

Si ha il disturbo della quiete pubblica quando un rumore non rispetta una determinata soglia di normale tollerabilità, fissata in 3,5 decibel dalla legge, tale da disturbare la quiete di un numero indefinito di persone e non soltanto di una ristretta cerchia di cittadini. 

Pertanto, se i rumori arrecano disturbo ad un limitato numero di persone  o un solo soggetto (si pensi ad un nucleo familiare o un singolo condomino) non si potrà configurare il reato di “disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” (disciplinato dall’art. 659 c.p., meglio noto come disturbo alla quiete pubblica) ma si avrà un mero illecito civile, nei confronti del quale ci si potrà comunque, ed in ogni caso, tutelare civilmente per far cessare (inibire) la turbativa e chiedere eventualmente il risarcimento del danno. 

A stabilire misure precise, riguardo gli orari in cui non è possibile arrecare disturbo, intervengono disposizioni normative mirate quali i Regolamenti Condominiali (nell’ambito della vita dei residenti di un condominio), mentre i Regolamenti Comunali e le Ordinanze dei Sindaci intervengono a disciplinare la materia dell’inquinamento acustico per quanto riguarda gli esercizi aperti al pubblico e le attività all’aperto, stabilendo quando deve essere garantito il silenzio.

I regolamenti comunali prevedono, in genere, che i gestori dei locali e dei luoghi di ritrovo, oltre a contenere il volume della musica, siano tenuti anche a porre in essere tutte le cautele e le misure possibili volte a scoraggiare i propri avventori dal tenere comportamenti molesti, quali canti, urla e schiamazzi, anche mediante l’allontanamento dal locale e il ricorso all’Autorità. 

Per il mancato rispetto di tali accorgimenti il gestore del locale potrà rispondere del reato di disturbo della quiete pubblica su semplice segnalazione (si tratta infatti di un reato procedibile d’ufficio, per il quale non è necessario presentare specifica querela di parte, in quanto non viene tutelato l’interesse di un singolo ma la quiete pubblica). Inoltre, può essere disposta anche la chiusura notturna del locale e la sospensione dell’attività.

Ovviamente il reato è configurabile nei confronti di chiunque con schiamazzi o rumori disturba le occupazioni e il riposo della generalità delle persone, pertanto ne è imputabile anche chi, ad esempio, negli orari notturni canta a squarciagola per strada oppure ascolta lo stereo a volume molto elevato o suona insistentemente il clacson, o compie altri gesti simili di inquinamento acustico. Il reato è punito in via generale con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309, mentre si applica l’ammenda da 103 euro a 516 euro per le condotte poste in essere da chi per professione o mestiere svolge delle attività, per loro natura, rumorose.

Tutti hanno diritto a divertirsi a patto che tale attività non sfoci nel disturbo di chi deve o vuole riposare e magari deve alzarsi presto la mattina per lavorare. Al di la della punizione del reato, pertanto, il rimedio al problema è principalmente culturale e consiste nell’immedesimarsi nella situazione dei residenti e comportarsi con un po’ di educazione e buon senso. 

 

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