Giudicato di Karales. San Pantaleo di Dolianova

Con la riorganizzazione delle sedi episcopali sarde, avvenuta tra l’XI e il XII secolo, il territorio dell’arcidiocesi di Karales corrispondeva grossomodo a quello del Giudicato omonimo e a questa facevano capo le sedi suffraganee di Sulci, Suelli e Dolia. Nel 1258 una coalizione formata dalla città di Pisa e i sovrani di Arborea e Gallura, rase al suolo la capitale giudicale e la sede vescovile ubicati nei pressi dello stagno di Santa Gilla e il suo territorio fu spartito tra i vincitori. Guglielmo di Capraia, giudice reggente di Arborea, ottenne le curatorie centrali del Giudicato di Karales, compresa quella di Dolia. La sede episcopale doliense è menzionata per la prima volta verso la fine dell’XI secolo, quando il vescovo Virgilio sottoscrisse un atto di affidamento di due chiese ai monaci Vittorini di Marsiglia. Nel 1503 fu assorbita dall’arcidiocesi di Cagliari.

La cattedrale di Dolia, dedicata al martire Pantaleone e oggi parrocchiale di Dolianova, compare per la prima volta in un documento datato 1112. La chiesa si fonda su un luogo di culto di epoca precedente, come testimoniano la vasca battesimale del V-VI secolo e materiale scultoreo di periodo mediobizantino (X sec.), rinvenuti durante gli scavi ottocenteschi. Nel 1888, durante i lavori di manutenzione, furono scoperti i resti di dipinti murari: nell’abside si vede il Cristo al centro e ai lati due personaggi non bene identificati e gli apostoli; resti di altri dipinti si vedono nelle pareti laterali. L’edificio medievale è caratterizzato da una pianta a tre navate con abside semicircolare orientata a sud-est illuminata da una stretta e lunga monofora. Le navate sono suddivise in quattro campate scandite da arcate a tutto sesto poggianti su capitelli dai vivaci motivi decorativi. L’ampia aula è chiusa da una copertura lignea. Le murature sono realizzate in conci squadrati di arenaria disposti in filari regolari. All’esterno, la facciata è scandita da cinque spazi, separati da paraste e lesene delimitati in alto da archetti impostati su pieducci, su tre dei quali si aprono i portali. Al di sopra del portale principale si trova un oculo stretto tra lesene a fisarmonica, simili a quelle di Santa Maria di Bonarcado. Nell’insieme, la facciata di San Pantaleo ricorda quella originale della cattedrale di Santa Maria a Cagliari, come si vede da un documento di cantiere del 1254. La cattedrale fu ricostruita o completata sotto il nuovo governo dei giudici arborensi: una epigrafe con la data del 1289 ricorda la consacrazione avvenuta sotto il regno di Mariano II d’Arborea, mentre all’impianto originario risale l’epigrafe funeraria della giovane Maria Pisana deposta nel 1170.

L’antica cattedrale di Dolia e sopratutto il suo ricco apparato decorativo costituiscono la sintesi di tutte le tecniche costruttive e decorative diffuse durante il medioevo in Sardegna e rappresentano la volontà del sovrano arborense di esaltare il suo potere sul territorio isolano, dando il via alla grande fioritura artistica del XIV secolo.

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