L’instaurazione del rapporto di lavoro

Lo svolgimento di una attività lavorativa subordinata (alle dipendenze di un datore di lavoro persona fisica o giuridica) implica sempre la stipulazione di un contratto di lavoro. Il contratto di lavoro può rivestire sia la forma scritta che verbale. Tuttavia, nella generalità dei casi, si prediligerà la redazione scritta, ai fini sia della prova del suo contenuto che, in alcuni casi, per la stessa validità di alcune sue clausole (come, ad esempio, quella del termine nel contratto di lavoro a tempo determinato). Il contratto deve, necessariamente, essere concluso prima dell’inizio dello svolgimento della attività lavorativa (almeno il giorno precedente), perché dalla sua definizione discende un obbligo di informazione (comunicazione telematica di assunzione: c.d. UniLav), nei confronti degli Enti previdenziali (INPS, INAIL) e di sorveglianza sul lavoro (Isp. Terr. Lav.). Perciò, prima di svolgere qualsiasi attività lavorativa subordinata, il datore di lavoro sottoporrà alla firma del dipendente il contratto di lavoro (o la lettera di assunzione) oppure la stessa comunicazione Unilav.

Il contratto di lavoro contiene le principali informazioni sullo svolgimento dell’attività lavorativa, tra cui: decorrenza ed eventuale termine, periodo di prova, inquadramento e mansioni, orario di lavoro, importo della retribuzione, Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato, a cui si può anche rinviare. Se al momento dell’assunzione non avete firmato alcun contratto non significa che il vostro rapporto di lavoro sia irregolare in quanto, come detto, una volta raggiunto un accordo verbale, il datore di lavoro può aver comunque effettuato le comunicazioni telematiche obbligatorie, che contengono, in ogni caso, tutte le informazioni sullo svolgimento dell’attività lavorativa. Diversa è la situazione in cui, nonostante la apparente conclusione di un contratto, non viene fatta alcuna comunicazione agli Enti (Inps, Inail, ITL). In questi casi siamo in presenza della così detta attività lavorativa non formalizzata, o sommersa o più comunemente nota come “lavoro nero”.

Lo svolgimento di attività lavorativa non formalizzata non ha alcuna conseguenza pregiudizievole per il lavoratore (salvo, ovviamente, che si tratti di attività illegali), che potrà sempre pretenderne la regolarizzazione, col versamento dei contributi ed il pagamento delle eventuali e conseguenti retribuzioni, rivolgendosi agli Enti di Vigilanza sul Lavoro. Capita talvolta al dipendente privato di avere il dubbio circa il fatto che il proprio rapporto di lavoro sia stato, o meno, formalizzato e di essere, al contempo, in difficoltà di chiederne conto al proprio datore di lavoro. In tal caso, il lavoratore ha comunque la possibilità di verificare la effettiva sussistenza del rapporto rivolgendosi agli Enti preposti, come ad esempio chiedendo ad un Centro per l’Impiego il rilascio della c.d. “scheda anagrafica” che conterrà, oltre alle pregresse esperienze lavorative, anche l’indicazione dell’attuale stato di occupazione o disoccupazione.

Le informazioni che caratterizzano il rapporto di lavoro vengono mensilmente rese note al dipendente, mediante la consegna della busta paga. La lettura attenta di questo documento, che viene spesso dal lavoratore trascurato, contiene fondamentali informazioni sull’attività lavorativa svolta. Prendendo confidenza con le caselle che compongono il foglio paga si potrà essere edotti, tra l’altro, della retribuzione “base” stabilita dal CCNL, delle ore di lavoro svolte e retribuite, dei giorni di ferie e permessi maturati ed infine della retribuzione mensile spettante (al netto dei contributi previdenziali e delle ritenute fiscali) c.d. “alla mano”, che rappresenta, in definitiva, l’unica informazione su cui si concentra la vera attenzione del lavoratore.

 

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