Cagliari rinnova il voto al santo guerriero

Sant’ Efisio nacque ad Elia, alle porte di Antiochia in Asia  Minore, intorno alla metà del III secolo, da madre pagana e padre cristiano. Fu arruolato tra le truppe di Diocleziano per combattere i cristiani, ma durante il viaggio verso l’Italia si  convertì al Cristianesimo.  Inviato in Sardegna per difendere gli  interessi dell’Impero romano, fu accusato di infedeltà ed egli stesso rivelò a Diocleziano di essersi convertito alla fede cristiana. Venne imprigionato, torturato e messo a morte sul patibolo di Nora il 15 gennaio 303.   La devozione di Cagliari a Efisio A Cagliari  nel 1656 l’amministrazione Comunale fece al Santo guerriero un voto: «Se fosse riuscito a sconfiggere la peste, ogni anno si sarebbero svolti una processione e dei festeggiamenti in suo onore, partendo dal quartiere di Stampace, fino ad arrivare a Nora dove il santo era stato martirizzato». A settembre, le abbondanti piogge fecero scomparire la peste e dall’anno successivo fino ad ora, il 1º maggio, si rispetta il voto fattogli anni prima. Fu scelto proprio il mese di Maggio poiché simbolo di rigenerazione della natura. Così da  366 anni vive ancora nei Sardi il ricordo di Efisio di Elia. Dal 1656 il voto si è sempre ripetuto nonostante lo scoppio della guerra, perfino nel 1943 quando Cagliari rimase distrutta dai bombardamenti. La processione votiva (seppur in diverse modalità) si è rispettata nonostante la pandemia, anzi i fedeli hanno sentito ancora di più l’esigenza di affidarsi al “suo” Efisio proprio in un momento cosi’ doloroso per tutti.   Una nuova supplica Dopo 137 anni Cagliari si affidò nuovamente al suo Efisio. Tra il 17 e il 18 febbraio del 1793, la flotta francese comandata dall’ammiraglio Truguet assediava Cagliari con un fitto bombardamento. Il santo apparve in sogno ad una monaca cappuccina e chiese di esser portato sul baluardo del porto a lui dedicato. I Cagliaritani invocarono il loro protettore e le milizie popolari capeggiate da Girolamo Pitzolo respinsero i francesi sbarcati sulla spiaggia di Quartu Sant’Elena. Le truppe abbandonarono il golfo di Cagliari il 26 febbraio 1793. Al Santo venne attribuito il titolo di “comandante supremo dei combattenti”.

L’Arcivescovo Mons. Vittorio Melano, su proposta dell’Arciconfraternita di Sant’Efisio e della Municipalità di Cagliari, decreta il 15 gennaio 1794 una processione votiva da farsi per la vittoria sui francesi. Dal 1815  il voto viene sciolto ogni anno il lunedi di Pasquetta, quando dalla chiesa di Sant’Efisio, il simulacro fa tappa alla Cattedrale di Cagliari.   Altre ricorrenze Durante la Settimana Santa, la sera del giovedì, il simulacro del santo viene portato in processione dalla chiesa di Stampace fino alla Cattedrale per la cosiddetta “visita ai Sepolcri”. Quest’usanza decisamente anacronistica trae origine da una leggenda del XVIII secolo secondo la quale durante un imprecisato giovedì Santo l’apparizione minacciosa del santo guerriero avrebbe sventato il tentativo di avvelenamento dei pozzi cagliaritani da parte di un ignoto delinquente che percorreva furtivo il portico La Marmora, che collega via dei Genovesi e via La Marmora. Proprio per questo, durante la “processione dei Sepolcri”, il simulacro di Sant’Efisio vestito a lutto con il pennacchio nero fa una breve sosta proprio nei pressi del portico, dove i portantini si inchinano leggermente in segno di ringraziamento. Al martire guerriero fu attribuita la salvezza di Cagliari dall’assedio della flotta dell’ammiraglio francese Troguet, al tempo della grande rivoluzione giacobina.  

  Scatto di Simon Ska Photography – Pandemia Edizione 2021   

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