Giudicato d’Arborea: Santa Maria Della Mercede a Norbello

La chiesa di Santa Maria della Mercede di Norbello è un piccolo edificio ecclesiastico in stile romanico costruita in basalto intorno alla metà del XII sec., presumibilmente dalle stesse maestranze che operarono a Santa Maria di Bonarcado e consacrata sotto il regno di Barisone I de Lacon-Serra, giudice di Arborea. Nonostante l’architettura semplice e le dimensioni modeste, ad unica navata con abside orientata a nord est e copertura lignea, è interessante sia perché i recenti scavi, all’interno e all’esterno della chiesa, hanno riportato alla luce numerose sepolture che permettono di ricostruire una continuità di frequentazione che va dal periodo romano a quello giudicale, sia perché al suo interno i restauri degli anni ‘80 del secolo scorso hanno riportato alla luce una fascia con iscrizioni e croci risalenti al XIII sec.

 

La chiesa si trova ai piedi del pianoro su cui sorgeva l’antico villaggio di Norghiddo/Norgillo (citato più volte nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado), costeggiato dall’antico tracciato de su caminu sedilesu che portava ai confini con la Barbagia, in un’area adibita a luogo di sepoltura fin dalla preistoria.

Le vicende storiche della chiesa di Santa Maria della Mercede sono legate a quella della ricca famiglia Puddu. Tra il 1725 e il 1750 Giovanni Puddu, rientrato al suo paese d’origine dopo l’ordinazione sacerdotale presso il Convento dei Mercedari di Bonaria a Cagliari, porta con sé una statua della Madonna della Mercede che colloca all’interno della chiesa e, con testamento lascia ai suoi eredi, in perpetuo, la cura e l’organizzazione della festa annuale. Dopo un lungo periodo di abbandono, con il conseguente decadimento della struttura e il trasferimento della statua nella parrocchiale, nel 1844, Giovanni Battista Sotgiu Puddu, dopo aver acquistato il vecchio altare ligneo dismesso della chiesa di San Palmerio di Ghilarza, riporta la statua nella sua sede.

 

Nel 1982 uno degli ultimi eredi della famiglia Puddu, affida la chiesa all’Amministrazione Comunale che, alcuni anni dopo avvia i lavori di restauro. È in questa occasione che vengono riportate alla luce, sotto strati di intonaco, due fasce lungo le pareti della navata, in cui sono state dipinte in minio rosso, cinque croci per lato, intervallate da formule e disegni di personaggi, animali e simboli: risalenti al medioevo, si riferiscono al rito di consacrazione della chiesa e sono l’unico esempio di iscrizioni di questo tipo in Sardegna. Furono scritte, in lingua sarda, da personaggi, citati nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, che parteciparono in prima persona alla consacrazione. Le dieci croci sono inserite all’interno di una mandorla sagomata, probabilmente le uniche rimaste delle dodici croci della consacrazione, anche se, per la loro forma, alcuni studiosi le hanno associate all’Ordine Templare, pur non avendo fonti documentarie che ne attestino la presenza.

La chiesa, con i restauri, è stata riportata alla semplicità dell’originario impianto romanico e riaperta ai fedeli che festeggiano la titolare il 24 settembre.

 

 

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