La Settimana Santa a Cagliari: riti, folklore e tradizioni

Pur conservando un retaggio culturale tipicamente iberico, i riti della Settimana Santa cagliaritana mescolano felicemente religiosità e devozione popolare con elementi attinti dal folklore locale, frutto di consuetudini ormai stratificate che li rendono ancor più particolari. A Cagliari i riti si aprono il venerdì di Passione con la “Via Crucis” e l’uscita dei cosiddetti “Misteri”: sette simulacri lignei realizzati a partire dal 1758 dallo scultore sardo Giuseppe Antonio Lonis che rappresentano i principali momenti della Passione di Cristo e fanno tappa nelle sette chiese dei quattro quartieri storici cagliaritani.   

Di questi sette simulacri, sei raffigurano Cristo durante l’Agonia nell’orto, la Cattura, la Flagellazione, la Coronazione di spine, il viaggio al Calvario e la Crocifissione. Una sola, invece, rappresenta la Madonna Addolorata. In ciascuna chiesa entra un simulacro, secondo l’ordine cronologico della Passione, per una visita al Santissimo accompagnata da una breve meditazione e dal canto di un inno. Ogni simulacro viene sempre accompagnato dall’Addolorata, mentre gli altri sostano all’esterno consentendo ai portatori qualche minuto di riposo. Il corteo è aperto da “s’andadori” il messo della confraternita titolare, preceduto da uno o più tamburini. Segue, affiancata da due portatori, la “croce dei misteri” o “degli attrezzi”, in origine lugubre insegna delle compagnie di penitenti o flagellanti. Seguono poi i vari gruppi statuari, che i confratelli si caricano a spalla montati su speciali portantine. Infine un ultimo drappello di confratelli, guidato personalmente dal priore, chiude il corteo con la statua della Madonna Addolorata.

Oltre al venerdì di Passione, un altro giorno importantissimo nella Settimana Santa cagliaritana è il giovedì Santo, durante il quale si svolgono due riti importantissimi. Il primo e molto sentito è quello de “S’incravamentu” – la Crocefissione – curato dall’Arciconfraternita della Solitudine nella Chiesa di San Giovanni a Villanova.  L’altro rito, invece, è portato avanti dall’Arciconfraternita del Gonfalone e vede la speciale presenza di Sant’Efisio, che viene portato in processione dalla chiesa di Stampace fino alla Cattedrale per la cosiddetta “visita ai Sepolcri”. Quest’usanza decisamente anacronistica trae origine da una leggenda del XVIII secolo secondo la quale durante un imprecisato giovedì Santo l’apparizione minacciosa del santo guerriero avrebbe sventato il tentativo di avvelenamento dei pozzi cagliaritani da parte di un ignoto delinquente che percorreva furtivo il portico La Marmora, che collega via dei Genovesi e via La Marmora. Proprio per questo, durante la “processione dei Sepolcri”, il simulacro di Sant’Efisio vestito a lutto con il pennacchio nero fa una breve sosta proprio nei pressi del portico, dove i portantini si inchinano leggermente in segno di ringraziamento. martire guerriero fu attribuita la salvezza di Cagliari dall’assedio della flotta dell’ammiraglio francese Troguet, al tempo della grande rivoluzione giacobina.

La processione del Lunedì dell’Angelo è molto sentita in quanto costituisce il preludio alla grande festa che si celebra in onore del santo il 1° Maggio da ben 363 anni. Il corteo, formato dai confratelli e dalle consorelle del Gonfalone al gran completo, prende avvio dalla chiesa di Sant’Efisio alle ore 8.00 del mattino: dopo aver percorso via Sant’Efisio e via Azuni, attraversata la piazza Yenne, si inerpica in via Manno, svoltando in via Cima per una tradizionale sosta presso il monastero delle Cappuccine. Qui la statua del santo – la stessa realizzata dal Lonis e utilizzata nella “processione dei Sepolcri” – stavolta vestita a festa con il pennacchio colorato, viene deposta ai piedi dell’altare maggiore, di fronte a una grata dietro la quale le monache cantano in suo onore alcuni inni. La processione riprende imboccando successivamente la porta dei Leoni e, risalita via Canelles, giunge in cattedrale, dove viene celebrata la santa messa di ringraziamento stabilita dal voto. Dopo il canto delle tradizionali lodi, “is goccius”, ripercorrendo il tragitto fatto all’andata, il corteo infine fa ritorno alla chiesa di Sant’Efisio. La presenza del santo martire guerriero in queste processioni ricalca ancora dopo secoli quell’intenso sentimento di devozione popolare racchiuso non solo nel celebre voto al santo del 1652 per la liberazione dalla peste, ma un ringraziamento più profondo che cela un senso di gratitudine e rispetto che si rinnova, immutato, anno dopo anno.

 

 

Scatto fonte Arciconfraternita del Gonfalone di Sant’Efisio Martire

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