La Chiesa che diventa carità

Iniziative e prospettive affinché gli ultimi siano i primi

Era il 1971 quando l’allora Papa Paolo VI, qualche anno dopo il termine dei lavori del Concilio Vaticano II, insieme alla Conferenza Episcopale Italiana volle fondare un organismo che si impegnasse a promuovere la carità. La sensibilizzazione a rivolgere un’attenzione particolare verso i fratelli e le sorelle bisognose è il principio fondante di questo ente, che oggi conta 220 Caritas diocesane che quotidianamente offrono azioni concrete e mirate come la distribuzione periodica di alimenti, di beni di prima necessità e di vestiario, la preparazione di pasti caldi e l’assistenza gratuita di alcune figure professionali.

Nell’ultimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale pubblicato lo scorso 2021, risultano in povertà assoluta oltre due milioni di famiglie (circa 5,6 milioni di persone), numero aggravato rispetto all’anno precedente anche a causa della crisi dettata dalla pandemia e dall’aumento delle disuguaglianze tra benestanti e i cosiddetti “nuovi poveri”. Si tratta in prevalenza di persone in età lavorativa, con un livello di istruzione medio, spesso coniugati e con prole, ma senza alcun impiego oppure con un salario insufficiente a coprire le spese sempre più elevate necessarie per vivere.

 

A fronte di queste necessità la Chiesa tutta, pastori e popolo, non può sottrarsi né voltare lo sguardo altrove, ma essere disponibile all’ascolto e intervenire con ogni mezzo per colmare queste mancanze. Partendo da misure introdotte dal Governo nazionale come il Reddito di cittadinanza, è possibile analizzare e proporre modifiche di miglioramento, che vadano ad intercettare la povertà laddove essa si manifesta e provvedere con interventi quali il potenziamento e la riorganizzazione del ramo del lavoro, il rafforzamento dei servizi sociali e dell’inclusione, unito all’istituzione di cicli di corsi di formazione che estendano le prospettive future. Non solo sussidi “tampone”, quindi, ma veri e propri percorsi che abbiano come obiettivo l’inserimento lavorativo per ri-donare un’esistenza dignitosa.

Dal messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale dei Poveri del 2018 è emerso che: «Il povero grida non solo perché non ha mezzi, ma perché scacciato, scartato, umiliato. La risposta di Dio non è di arricchirlo, ma di liberarlo. La povertà è una prigionia, la sua alternativa è la liberazione».

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