Una Chiesa in Sinodo verso la Pasqua

Gesù si avvicinò e si mise a camminare con loro (Lc 24,15). Con questa affermazione la Pasqua si interseca per sempre col cammino della Chiesa dubbiosa, fragile, debilitata, pellegrina. Il disorientamento dei discepoli sulla via per Emmaus nasce in modo paradossale dall’annuncio di risurrezione ricevuto dalle donne. Hanno raccontato loro di aver trovato la tomba vuota e aver avuto una visione di angeli, i quali annunciavano che Gesù era vivo. Ciò li aveva letteralmente sconvolti. Era forse possibile il contrario? La risurrezione non è il più grande evento nella storia dell’uomo? Di ogni uomo e donna? Non è forse l’annuncio più assurdo e sconvolgente dell’esistenza?

Ecco il motivo per cui Gesù non si limita a spiegare ai due discepoli il suo ruolo nella storia della salvezza, ma cammina con loro. Gesù condivide il loro sconvolgimento, si mette in moto a fianco alla sua Chiesa, cammina con loro. Ecco il senso più profondo di un cammino sinodale: permettere al Signore di camminare con noi per rivelarci il senso della vita, le radici autentiche della fede, il significato del nostro agire. La Chiesa, su indicazione del Papa, ha intrapreso questo itinerario di ascolto, di indagine, di richiesta, di comunione per ripercorrere ancora una volta il cammino dei discepoli, desiderosi di ascoltare e annunciare il vangelo.

Il Sinodo non è una riunione nella quale decidere qualcosa, ma è il modo di vivere e sperimentare la comunione con chi ci sta vicino, con chi è lontano, con chi – apparentemente – non ha nulla in comune con noi. Il Sinodo è stile di vita, è la misura della nostra ecclesialità, è la cifra della fede. Non si può credere in Cristo senza tener conto che lui cammina con noi e che noi camminiamo insieme. Sinodo non equivale a una rilassante scampagnata tra amici, ma è percorso di vita, cammino esistenziale, salita verso la croce e itinerario di risurrezione. Pensando al Sinodo qualcuno potrebbe pensare: “Un’ulteriore iniziativa che non porterà a nulla!”. Questo è il modo sicuro per spegnere fin dall’inizio lo spirito comunitario che dovrebbe animare i credenti. Il Sinodo non sarà fecondo se ognuno vorrà percorrere da solo il cammino, se ciascuno crede di sapere in anticipo la soluzione, se non si sarà disponibili a partire e camminare fianco a fianco. Dunque, ci si muove nel solco del lavoro sinodale attraverso il riconoscimento dell’altro come compagna e compagno di viaggio, come interfaccia preziosa della relazione con Gesù, come segno concreto della misericordia di Dio che accompagna e si fa prossima.

 

© Riproduzione Riservata - La voce della Società