Nella patria di Antioco e del bisso

L’isola si estende per 109 km2, è la più vasta della Sardegna e la quarta d’Italia. Essa è collegata all’entroterra costiero da un sottile istmo, lungo cinque km, creato da sedimenti marini, che in termini propri forma una penisola che si affaccia a sud nel golfo di Palmas. Dista da Cagliari circa 90 km. L’isola sulcitana sorge sulle rovine dell’antica città fenicio-punica e poi romana di Sulky-Sulci. Il nome della città e dell’isola proviene dal santo martire Antioco, Patrono della Sardegna, deportato a “Sulci” nel II secolo d.C. in seguito alle persecuzioni dei romani. Era un medico mauritano che partendo dalla costa sulcitana contribuì con la sua predicazione a diffondere in tutta la Sardegna il cristianesimo.

La città di Sant’Antioco offre al visitatore diverse opportunità di svago, in modo particolare di carattere storico/culturale grazie alle numerose testimonianze archeologiche a cielo aperto: dalle necropoli puniche, ai musei di alta rilevanza presenti in città. Uno dei primi musei da visitare e facilmente raggiungibile tramite il lungomare Colombo è certamente il Museo del Mare e dei Maestri d’Ascia (MuMa), a seguire il Museo Archeologico “Ferruccio Barreca” e l’adiacente area aperta archeologica del periodo fenicio dell’antica Sulky, il Tofet o Tophet. In questa area sono state recuperate urne cinerarie, oltre 3000, contenenti ossa bruciate di bambini nati morti o deceduti per causa naturale in tenera età e di animali. Suscita maggiore interesse anche il Museo Etnografico e l’attigua area archeologica conosciuta anche come “Sa arroga de is gruttas”, rappresentata dal villaggio ipogeo formato da tombe puniche. Imperdibile è anche il Fortino Sabaudo, chiamato anche “Forte Su Pisu”, e la vicina Basilica di Sant’Antioco Martire sorta sulla tomba del santo e le sottostanti catacombe eretta intorno al V sec. La basilica riaperta al culto lo scorso anno dopo i lavori di restauro, è uno dei monumenti più antichi dell’intera regione. Fu la sede vescovile della Diocesi Sulcitana Iglesiente. Da segnalare due sagre in onore del santo protettore della Sardegna: la prima 15 giorni dopo Pasqua e la seconda il 1° agosto oltre che la sua memoria liturgica il 13 Novembre.

A poca distanza dalla Basilica si trova il Museo del Bisso del maestro Chiara Vigo. E’ lei la tessitrice sarda depositaria di una lavorazione del tessuto proveniente dal mare, il bisso. Si tratta di una tradizione millenaria già testimoniata nelle popolazioni cretesi e fenicie nonché egizie. Il prezioso tessuto in passato indossato da sacerdoti e re, si ottiene tramite una lunga e paziente lavorazione di una bava prodotta dalla “Pinna Nobilis”, un grande mollusco marino bivalve che vive nel fondale della laguna di Sant’Antioco e alto fino a un metro e mezzo. In via di estinzione è protetto da una legge europea e una regionale. Questa sostanza formata da cheratina, come quella dei capelli, al contatto con l’acqua si solidifica e produce una sorta di barba con la quale il mollusco si ancora al fondale. Una volta lavorata e sbiondata diviene bisso, lucente come oro, soffice e forte. “Il bisso non si vende e non si compra. Le opere in seta del mare possono solo essere donate o ricevute. Un Maestro di bisso vive di offerte”.

 

Scatto della Basilica di Pierluigi Troncia

 

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