Il Teatro di Sardegna a Nuoro per celebrare i centocinquant’anni dalla nascita di Grazia Deledda

Il Teatro di Sardegna a Nuoro – per celebrare i centocinquant’anni dalla nascita di Grazia Deledda – articola un programma dove sono le donne a avere protagonismo e rappresentanza artistica e dove la produzione di danza in Sardegna trova un contesto di sviluppo e presentazione al pubblico.

Si inizia giovedì 7 aprile, alle ore 20.30 con I giganti della montagna, ultima opera di Pirandello, riscritta e agìta da Valentina Banci. In scena al TEN anche venerdì 8 aprile per le scuole, Valentina Banci propone il capolavoro incompiuto di Luigi Pirandello che mette in scena in un’unica voce il drammatico destino di una compagnia di attori allo sbando, ridotta allo stremo: una metafora dell’agonia dell’arte che deve cercare spazi isolati per esprimersi, al di fuori della società. Si tratta di una favola nera che si muove nel confine tra il sogno e la realtà, un’opera capace di interrogare la contemporaneità sul senso dell’esistenza in bilico, sull’orlo del baratro ma ancora capace di affermare la propria dignità di esistenza.

Valentina Banci – attrice e regista – è diplomata alla Bottega Teatrale di Vittorio Gassman, ha lavorato per il teatro tra gli altri con Leo de Berardinis, Giancarlo Cobelli, Gianluigi Pieralli, J.S. Sinisterra, Paolo Magelli, Massimo Castri, Valerio Binasco, Roberto Latini e ha preso parte a film e serie televisive.

Si prosegue mercoledì 20, alle ore 20.30 e giovedì 21, alle ore 10.30 con la produzione di danza Never Stop Scrolling Baby dell’artista Matteo Sedda, con la compagnia VITAMINA. Matteo Sedda, danzatore cagliaritano di base a Bruxelles, propone un assolo intorno alla ripetizione del tempo racchiusa nell’atto dello scrolling, ossia lo scorrimento veloce di un testo su smartphone, che modifica. In un tempo in cui la capacità umana di concentrazione su un testo è pericolosamente vicina a quella di un pesce rosso, la stessa identità è percepita come frammentata in una miriade di contenuti colorati e sgargianti. Lo spettacolo è organizzato e prodotto da Spaziodanza, associazione che da oltre 25 anni organizza a Cagliari il festival di danza contemporanea e arti performative Autunno Danza.

Sabato 23 e domenica 24 aprile, alle ore 20.30 Sardegna Teatro mostra al TEN Wild/Selvagem, la coproduzione internazionale per la regia di Marco Martins. Marco Martins articola una riflessione sull’uso della maschera nelle pratiche rituali che marcano collettivamente momenti cruciali, come gli equinozi e i solstizi, integrando personaggi come l’Uomo Selvaggio, l’Orso, la Capra o il diavolo. In questo progetto, si celebrano  rituali come uno dei più antichi patrimoni immateriali del continente europeo, non indagandone le origini etnologiche, bensì attivandole come espressione viva di identità culturale, comunione sociale e vicinanza alla natura. Nel rapporto con i cicli della natura e il legame con la vita comunitaria, queste celebrazioni portano un importante messaggio di valori ecologici e sociali nella contemporaneità gravata dal consumismo, dall’individualismo e dal degrado ecologico.

Nel collegare questi rituali con i valori contemporanei, il progetto solleva anche questioni riguardanti il genere e la dicotomia tra ambiente rurale-urbano. Il progetto si basa sulle esperienze di incontri con gruppi di comunità che realizzano i rituali dell’Uomo Selvaggio in Portogallo, Nord-Macedonia e Sardegna.

Nel mese di maggio, mercoledì 11 e giovedì 12, rispettivamente alle ore 20.30 e 10.30, andrà in scena il monologo Zelda. Vita e morte di Zelda Fitzgerald, della Piccola Compagnia della Magnolia. In scena Giorgia Cerruti, attrice e autrice piemontese, che – su un letto di contenzione – dipana il racconto dell’esistenza di Zelda Fitzgerald, morta all’età di quarantotto anni in circostanze oscure nell’incendio dell’ospedale psichiatrico in cui era ricoverata. Per i suoi atteggiamenti anticonvenzionali e spregiudicati Zelda Fitzgerald è stata spesso considerata una sorta di proto-femminista e Giorgia Cerruti porta in scena la sua sofferenza e vitalità in un monologo intenso e coraggioso.

 

 

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