La diffusione di immagini personali altrui sui social

Nessuno può utilizzare e divulgare l’immagine altrui senza il consenso dell’interessato e fuori dai casi previsti dalla legge.  Eppure vediamo in continuazione, soprattutto sui social, con quanta facilità vengano pubblicate foto e video di ignare persone che non hanno certamente prestato alcun consenso alla diffusione delle loro immagini.

Per poter pubblicare le foto ritraenti terze persone è necessario il loro consenso che non deve sempre, necessariamente, essere formulato espressamente per iscritto, ma può avvenire anche oralmente o per fatti concludenti. Il riferimento non è ovviamente circoscritto solo agli sconosciuti ma anche ad amici e parenti.

Non è possibile desumere il consenso dal fatto che quella persona abbia già in precedenza pubblicato sue immagini personali.

 

Il consenso prestato alla effettuazione dello scatto non implica di per sé anche il consenso alla pubblicazione della medesima foto, si tratta di due momenti ben distinti e separati.

L’autorizzazione a essere fotografati e alla pubblicazione della foto non si estende all’utilizzo della stessa foto in un contesto completamente diverso da quello originario, come la estrapolazione e diffusione autonoma dell’immagine di un singolo partecipante ad una festa.

Il consenso potrà, comunque, sempre essere revocato.

La tutela si concentra quasi principalmente alla riservatezza del volto, quale parte del corpo che rende agevolmente riconoscibile ai terzi il soggetto, o altre parti anatomiche particolarmente uniche e caratterizzanti in grado di ricondurre alla persona cui si riferiscono.

Il consenso non sarà necessario nei casi in cui si tratta di immagini diffuse per motivi legati alla notorietà o all’ufficio pubblico ricoperto, alle necessità di giustizia o polizia, per scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.

Tuttavia, anche per le attività che si svolgono pubblicamente  vi sono ulteriori limitazioni con riguardo alle immagini di persone in primo piano che siano estranee all’evento (ad esempio, quella specifica di un tifoso fra il pubblico ad una manifestazione sportiva); il volto potrà comparire solo come immagine di sfondo o all’interno di un contesto più ampio.

 

La diffusione di immagini altrui non autorizzata costituisce, in primo luogo, un illecito civile  perché rappresenta una violazione del diritto all’immagine, tutelato dal codice civile e dalla legge sul diritto d’autore oltre che dalla normativa europea sulla privacy meglio nota come GDPR (regolamento generale sulla disciplina dei dati) che stabilisce la necessità del consenso per il trattamento dei dati personali.

La persona interessata potrà chiedere al giudice sia la rimozione della immagine che il risarcimento del danno, se vi è stato e se viene dimostrato.

Da un punto di vista penalistico si può incorrere nella commissione del reato di trattamento illecito di dati o della diffamazione che possono essere puniti anche con la reclusione fino a tre anni.

Con l’avvento dei social e la semplicità di effettuare fotografie e pubblicare, in continuazione, filmati ed immagini ci si è scordati del tutto di riflettere, preventivamente, sia sulla potenziale lesione dei diritti altrui, con le relative conseguenze giuridiche, che, più semplicemente,  sull’inutile e facilmente evitabile senso di fastidio che può essere arrecato all’interessato.

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