La cattedrale di San Pietro a Galtellì

La fondazione della diocesi di Galtellum (Galtellì), nel Giudicato di Gallura, verosimilmente fondata nel terzo decennio del XII sec., rientra nel grande riordino amministrativo delle diocesi sarde operate da Innocenzo II agli inizi dello stesso secolo. Il perché sia stato scelto Galtellì come sede vescovile, all’epoca un centro non ricco e dalla densità demografica bassa, può essere ricercato nella sua posizione strategica: ben protetto, lontano dal mare ma non tanto da impedire gli scambi commerciali tra le comunità della costa e quelle  delle zone interne. Della diocesi galtellinese facevano parte le curatorie di Galtellì-Orosei, della Barbagia di Bitti, di Orifili e di Posada che, fino ad allora erano appartenute alla diocesi di Civita.

 

Quale fosse originariamente la cattedrale e sede vescovile di Galtellì non si sa con certezza, dato che non si hanno fonti di età giudicale. La cattedrale viene menzionata per la prima volta, con l’intitolazione a San Pietro, nel 1491. Il problema sorge dal fatto che nella stessa area sono presenti due edifici: uno ancora integro, recentemente restaurato, che ospita un importante ciclo di affreschi; l’altro incompiuto e inglobato nelle mura perimetrali del cimitero.

La cattedrale affrescata è un edificio asimmetrico, di piccole dimensioni, costituito da un’aula trinavata con copertura lignea e con presbiterio quadrangolare leggermente rialzato in cui si apre una stretta monofora a sesto acuto ora ostruita. Nell’altare maggiore si trovava un retablo, smembrato a fine ‘800. Sono presenti anche cinque cappelle che si aprono, due ai lati del presbiterio, una nel lato  sud e due nel lato nord. La facciata non è in asse con il corpo dell’edificio, ma leggermente obliqua e intonacata. Presenta un portale d’ingresso sovrastato da un finestrone quadrangolare al di sopra del quale si trova una “finestrella” cruciforme. Gli altri lati, non intonacati, lasciano vedere la muratura realizzata in pietrame misto e difficilmente databile. All’interno, lungo le pareti della navata centrale si trova un ciclo pittorico, recentemente scoperto sotto uno strato di intonaco, che rappresenta un importante elemento della pittura romanica in Sardegna. Le scene sono organizzate su due fasce sovrapposte con storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, mentre nella controfacciata è rappresentato il Giudizio Universale. Gli affreschi mostrano legami con l’area culturale umbro-lombarda con influenze orientali, probabilmente realizzati su commissione del vescovo di Galtellì.

 

L’altra cattedrale, incompiuta, ha una struttura in grandi blocchi squadrati perfettamente tagliati e posti in opera, che fa intuire si trattasse di un edificio di grandi dimensioni. Si tratterebbe di una cattedrale realizzata in seguito all’istituzione della diocesi di Galtellì, in sostituzione dell’altra, troppo piccola per essere l’edificio rappresentativo della diocesi. L’interruzione dei lavori, fu dovuto, probabilmente, a motivi economici o alla affiliazione all’arcivescovado di Pisa.

Merita di essere ricordato che l’antica cattedrale di Galtellì è la stessa chiesa di San Pietro che Grazia Deledda cita in “Canne al Vento”, in cui fa riferimento alle decorazioni presenti al suo interno, così come menziona più volte il complesso delle due cattedrali.

 

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