La guerra attraverso gli occhi dei bambini

Da due settimane, quando il presidente russo Putin ha dichiarato l’indipendenza del Donbass e delle due repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, tutti gli occhi della popolazione mondiale sono rivolti verso l’Ucraina.

Dall’inizio dell’invasione i dati diffusi soprattutto con le piattaforme social o canali indiretti parlano di oltre 12.000 perdite tra le fila dei russi (fonte: bollettino diffuso su Facebook dallo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine). La Difesa russa ha sostenuto di aver ucciso 2.870 soldati ucraini, di averne feriti 3.700 e di averne catturati 572. Quanto ai civili dall’inizio dell’attacco avrebbero perso la vita oltre 406 (fonte: ONU), mentre sarebbero 801 i feriti. Si tratta di numeri che, ad onore del vero, non sono verificabili e ai quali deve essere aggiunta la terribile cifra di oltre un milione di bambini fuggiti dall’Ucraina, di cui 100.000 orfani (fonte: UNICEF).

Oltre al conflitto, l’emergenza umanitaria racconta di un popolo sfollato che, per mettersi in salvo ha preso con sé l’essenziale, lasciando tutto e mettersi in coda: centinaia di migliaia di donne e bambini si sono messi in viaggio all’indomani dell’invasione riversandosi con le auto in lunghissime code o in attesa alle stazioni, su un treno verso la salvezza, quella che potrebbe essere offerta dalla vicina Polonia o Moldavia per non morire sotto l’assedio dei missili.

Ad oggi sono circa 400 i bambini portati dai volontari della Caritas polacca lontano dalla frontiera in Polonia, che hanno rischiato la loro vita per metterli al sicuro.  Al confine hanno ricevuto un abbraccio, un peluche e un cioccolatino.  “Alle ore 12 del 6 marzo 2022 dall’inizio dell’invasione della Federazione Russa in Ucraina sono morti 38 bambini, 71 feriti” informava su telegram l’incaricato per i diritti umani nel Parlamento dell’Ucraina, Lyudmyla Denysova, dati terribili e in continuo aggiornamento, spesso difficili da ricevere.

Ma anche donne e anziani hanno bisogno di aiuto in questo difficile momento, partiti con una valigia e null’altro. I centri commerciali sono stati riconvertiti in temporanei centri di accoglienza, alla frontiera continuano ad arrivare migliaia di persone. La storia e la Seconda Guerra Mondiale ci ricordano che i conflitti tra le nazioni portano solo distruzione, sfollati, vittime da entrambi gli schieramenti e che i danni saranno incalcolabili. Per anni. Per tutti.

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