Santa Maria di Cortes a Sindia nel Giudicato di Torres

Santa Maria di Cortes a Sindia (conosciuta anche come di Cabuabbas), anticamente appartenente al Giudicato di Torres, è la prima abbazia cistercense nell’Isola. Il giudice Gonnario II di Torres, avrebbe incontrato Bernardo di Chiaravalle durante uno dei suoi pellegrinaggi in Terrasanta al quale avrebbe chiesto l’invio di un gruppo di monaci nel suo regno per fondare un monastero. Tra il 1149 e il 1150 giunsero in Sardegna 150 monaci e 50 conversi che si adoperano nella preghiera, nelle opere di carità ma anche nei lavori agricoli e di bonifica. I monaci fondarono diversi edifici di culto tra cui quello di Santa Maria di Corte, situata a pochi chilometri dall’abitato di Sindia. La fondazione è tradizionalmente fissata al 1149, anche se non esistono fonti scritte. Dalle fonti cistercensi si sa che il 5 marzo 1149 la chiesa fu officiata ed entro l’anno successivo fu abitata dai primi monaci. Secondo alcuni studiosi, alla consacrazione sarebbe stato presente anche Bernardo da Chiaravalle, come prescritto dalla regola cistercense che imponeva una sua visita.

La titolazione di Corte deriverebbe dalla volontà giudicale alla sua fondazione, mentre la seconda titolazione, Cabuabbas, che non trova alcun riscontro nelle fonti medievali, sarebbe il frutto di una errata interpretazione di alcune fonti scritte che citano la presenza di beni cistercensi e di una chiesa dedicata a Santa Maria nella diocesi di Sorres (mentre Sindia si trovava e si trova nella diocesi di Bosa). Le tracce dell’impianto originario mostrano un edificio a tre navate con transetto perpendicolare su cui si apriva l’abside quadrata e due cappelle laterali. Dell’impianto originario oggi rimangono solo alcune parti, mentre è scomparsa l’aula trinavata. L’intera struttura monastica è stata realizzata con pietre di origine vulcanica di colore scuro Interessanti, dal punto di vista architettonico, le due cappelle laterali dotate di una monofora. Al di sopra del pilastro che divide le due cappelle si apre un oculo i cui conci sono sagomati a formare una croce con foro centrale, inscritta in una circonferenza.

La decorazione scultorea è minima; da notare alcune rosette a sei petali allungati con bottone centrale e alcuni conci di riuso sparsi nella muratura, come un frammento di colonna e un concio con croce incisa. La chiesa è stata costruita in tre fasi: la prima coincide con la fondazione e di questa rimangono il muro perimetrale del transetto a occidente, il pilastro che divide le due cappelle e le parti inferiori dei muri perimetrali; alla seconda fase risale la grande volta che si apre sulla navata centrale, le volte delle due cappelle e il muro che le divide, parte del coro e l’oculo; l’ultima fase costruttiva risale a epoca moderna ed è quella che ha trasformato l’edificio nelle forme attuali, che hanno completamente stravolto l’orientamento originario dell’edificio. Ai primi del ‘900 risalirebbe la realizzazione dei contrafforti. Le campagne di scavo degli anni ‘60 hanno contribuito ulteriormente a cancellare preziose informazioni.

 

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