Passeggiando con i poeti dell’Ottocento e del Novecento tra le strade di Cagliari

“E improvvisamente ecco Cagliari: una città nuda che si alza ripida, ripida, dorata, accatastata nuda verso il cielo dalla pianura all’inizio della profonda baia senza forme. È strana e piuttosto sorprendente, per nulla somigliante all’Italia”.

David Herbert Lawrence, “Mare e Sardegna”

L’interesse per la Sardegna da parte dei viaggiatori era cominciato con il Grand Tour, anche se nell’immaginario collettivo quest’isola misteriosa era sempre stata sulla bocca di tutti, a volte anche senza conoscenze dirette, in base alle quali si tendeva piuttosto a riportare fatti e notizie attingendo al sentito dire. E’ il caso di molti intellettuali illustri, primi tra tutti Cicerone, seguito da Dante, sul quale ancora si ipotizza una probabile venuta sull’isola al tempo dei Giudicati.

Ma nel corso dell’Ottocento si comincia ad assistere ad un fenomeno nuovo che potremmo definire di riscoperta della Sardegna, con un’attenzione particolare verso Cagliari. Nel XIX secolo il senso del divenire storico si arricchisce di concetti quali identità e diversità, intesi nell’accezione di specificità geografica, culturale, linguistica e sociale.

Spinti da motivazioni differenti, ma tutte accomunate dalla volontà di scoperta ed esperienza di una nuova realtà, molti intellettuali intraprendono il loro viaggio verso Cagliari. Si tratta di viaggiatori dotati di vasta cultura, ispirati da sentimenti romantici che si esprimono nella percezione dei paesaggi e della natura, ma anche nell’entusiasmo verso l’uomo e le sue manifestazioni culturali viste come espressione del passato e ritorno alle origini.

Uno tra i primi è il Valery, conservatore delle biblioteche del re nel palazzo di Versailles e di Trianon. Il suo “Voyage en Sardaigne” occupa il secondo volume di un progetto più corposo, che prevedeva il resoconto dei viaggi compiuti nelle principali e più inesplorate isole del Mediterraneo. Valery giunge a Cagliari nel 1834. A colpirlo è soprattutto il clima festoso delle processioni solenni della Settimana Santa e della sagra di Sant’Efisio, descritta come “il più singolare degli spettacoli per la ricchezza, la varietà dei costumi, l’allegria dei balli, e la gioia degli abbondanti spuntini sull’erba”.

Qualche anno dopo, nel 1838, è la volta di Honoré de Balzac, che alloggia all’Hotel du Progrés – non più esistente – nell’attuale via Baylle. Spinto in Sardegna da “vani sogni di fortuna”, come riporta un’epigrafe collocata proprio in via Baylle, lo scrittore francese tenta senza successo di arricchirsi attraverso le concessioni minerarie. Attratto da facili guadagni che avrebbero potuto sanare i debiti di una vita dissoluta, Balzac finisce, però, per conoscere gli aspetti più critici della Sardegna a quel tempo: il colera, le difficoltà dei trasporti, la povertà estrema di alcuni villaggi. “L’Africa comincia qui”, scrive in una lettera indirizzata alla contessa polacca Ewelina Hanska. “Ho intravisto una popolazione in cenci, tutta nuda, abbronzata come gli etiopi”. E ancora “Un intero regno desertico, veri selvaggi, nessuna coltivazione, savane di palme selvatiche, cisti, ovunque le capre che brucano tutti i germogli e impediscono alla vegetazione di crescere oltre la cintura”.

Ma se Balzac, senz’altro deluso dal fallimento della sua missione, riferisce gli aspetti di una terra gretta e ostile, di tutt’altro avviso è il fotografo francese Edouard Delessert, in visita a Cagliari nel 1854. Incuriosito dalla fama di una terra esotica ed ancestrale, anch’egli ospite dell’Hotel du Progrés, Delessert visita soprattutto Cagliari e Sassari, realizzando un vero e proprio reportage fotografico di oltre 40 immagini corredate da annotazioni e appunti che confluiscono poi nel suo reportage “Sei settimane nell’isola di Sardegna” che costituisce ancora oggi la più antica documentazione fotografica dell’isola.

Un’altra vivace testimonianza ci viene offerta dal generale Alberto Ferrero della Marmora, che visita l’isola a più riprese tra il 1819 e il 1857. Dal 1849 ricopre il ruolo di Commissario straordinario per la Sardegna a seguito della fusione con il Piemonte, ed ha modo di approfondire l’interesse verso la cultura, la storia e le tradizioni locali che avevano già animato la sua curiosità in passato. Di Cagliari, in particolare, il generale descrive i monumenti, le strade, le piazze, ma è toccante la sua testimonianza sullo stato di detenzione dei carcerati della torre di San Pancrazio.

Le condizioni di miseria, denutrizione e disperazione alle quali assiste lo impressionano a tal punto che a tarda sera, finiti i lavoro di rilevazione che stava effettuando dalla terrazza della torre, preferisce trattenersi fino all’indomani, piuttosto che farsi scortare nuovamente all’uscita ed attraversare così tutti i piani sottostanti, turbando la poca quiete dei detenuti.

Nel 1882 è la volta del giovanissimo Gabriele D’Annunzio. Appena diciannovenne ma già famoso per le sue poesie e la sua personalità istrionica ed irriverente, D’Annunzio visita l’isola per alcuni mesi in compagnia di Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella. Si annunciava la pubblicazione imminente di un libro con illustrazioni, racconti e impressioni di una terra considerata esotica e misteriosa. Nei suoi appunti e nelle sue lettere si colgono, infatti, continui riferimenti all’Egitto, e più in generale ad un Oriente lontano e favoloso, comuni a molti scritti dell’Ottocento. E del resto, osservando Cagliari e la parte meridionale della Sardegna, le suggestioni date dalla somiglianza con un qualsiasi paese nord-africano dovevano essere notevoli. I ciuffi di palme che spuntavano dai cortili interni delle case, il mare, la sabbia bianca, il vento, le cupole e i profili delle chiese, persino i volti stessi degli abitanti creavano spesso nei viaggiatori l’illusione di trovarsi in una terra diversa.

Conclude questa nostra passeggiata tra i luoghi di Cagliari l’arrivo di David Herbert Lawrence, che ci restituisce una preziosa testimonianza della Belle Epoque cagliaritana. Scrittore inglese originario di Eastwood, Lawrence approda in Sardegna insieme alla moglie Frieda nel gennaio del 1921. La sua fama era solita precederlo ovunque andasse, a causa del clamore suscitato da molti suoi romanzi considerati erotici e provocanti: “Figli e amanti”, “La ragazza perduta”, “Donne innamorate”. Al loro arrivo a Cagliari, sorpresi da un freddo pungente e dal silenzio di una città desolata, i due trovano alloggio presso l’hotel Scala di Ferro. Di Cagliari lo incuriosiscono tante cose, prima tra tutte le donne, di cui Lawrence coglie l’assoluta fierezza d’animo espressa nel passo svelto, la schiena dritta, i pugni chiusi e lo sguardo dritto davanti a sé, come se nulla potesse ostacolarne dal portare avanti un compito prestabilito.

Anche Lawrence, come Valery, coglie le suggestioni dell’isola trasformandole in bellissime istantanee di viaggio che ancora oggi si leggono nella sua opera “Mare e Sardegna”.

Il Castello, con le sue stradine ripide e strette dove non batte il sole, il Mercato Vecchio, il chiasso dei pittoreschi rioni di Villanova e Stampace, la vivacità della Marina, i primi caffè.

Visitare Cagliari con gli occhi di questi viaggiatori è come scoprire volta dopo volta una città diversa, i cui nuovi spazi sembrano ancora intrisi dai ricordi di un passato poi non così lontano.

 

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