Una storia d’amore sbocciata a Cagliari

L’incontro fra Grazia Deledda e Palmiro Madesani nella “città dell’amore”

 

Cagliari, una città luminosa, vivace e ricca di tradizioni: così la descrivono i letterati che fra Ottocento e Novecento l’hanno visitata. A spiccare è anche il lato più romantico e nostalgico del capoluogo sardo: teatro di corteggiamenti al balcone, di incontri e di storie d’amore. Fra queste, la più celebre in assoluto è quella che unì Grazia Deledda e Palmiro Madesani: la relazione tra i due sbocciò proprio a Cagliari e suggellò un saldo sodalizio professionale oltre che sentimentale.

 

Grazia Deledda, originaria di Nuoro, era determinata a realizzare il suo sogno: scrivere. Dotata di grande talento, riuscì a diventare giornalista ed ebbe la sua occasione quando Maria Manca, direttrice della rivista “La Donna Sarda” la scelse per una collaborazione. Si trasferì a Cagliari nel 1899: non vi rimase molto a lungo, ma la sua permanenza in città certamente fu, per la futura vincitrice del Premio Nobel, determinante. Lo si evince dal ricordo che la penna della scrittrice nuorese ha consegnato all’eternità attraverso i suoi articoli, racconti e romanzi.

A cavallo tra Ottocento e Novecento, Cagliari era in fermento, oramai avviata ad una trasformazione epocale. Guidata dal sindaco Ottone Bacaredda, dismetteva i panni della roccaforte militare per indossare quelli di una città nuova aperta all’esterno, in una parola: moderna. Deledda abitava a casa di Maria Manca, situata nell’attuale via San Lucifero, nel quartiere Villanova, al civico 65.

 

Nel 1899, durante una serata mondana a teatro, un amico comune presentò Palmiro Madesani a Grazia Deledda. Stando al contenuto di una lettera, Grazia era di pessimo umore, tanto da non rispondere alle attenzioni di Palmiro, il quale, comprensibilmente indispettito, tornò al suo posto, per poi uscire. Al ritorno, però, si voltò e le sorrise. Lei capì che l’uomo non si era fatto scoraggiare dal suo carattere difficile e a tratti burbero: ciò la colpì moltissimo, tanto che da quella sera cominciò a pensarlo profondamente.

Un giorno, nella casa di Villanova condivisa con Maria Manca, durante un gioco di società, Madesani disse a Grazia che la trovava somigliante alla fotografia di una rivista, ma che dal vivo era più bella. Il corteggiamento di Palmiro, discreto e scherzoso, culminò con una sorprendente richiesta di matrimonio, otto giorni dopo. Lei, pensando non fosse serio, accettò ad una condizione: che le nozze si celebrassero entro due mesi. I due convolarono a nozze l’11 gennaio del 1900, dopo un brevissimo fidanzamento.

 

Il legame fra loro sfociò anche in una felice collaborazione professionale. Per Grazia, Palmiro lasciò il suo posto come funzionario del Ministero delle Finanze per diventare il suo agente letterario. Imparò anche diverse lingue per adempiere al suo compito al meglio.

Il rapporto tra i due fu oggetto di numerose polemiche: Luigi Pirandello addirittura dedicò una delle sue fatiche letterarie alla coppia. Pubblicò, nel 1911, il romanzo “Suo marito”, poi intitolato “Giustino Roncella nato Boggiolo”, il cui protagonista si dedica al tentativo di far fare successo alla moglie Silvia Roncella, coprendosi di ridicolo e guadagnandosi il soprannome di “Roncello”. Dalla corrispondenza di Pirandello emerge il suo astio nei confronti di Madesani, e l’intenzione di prendersi gioco di lui nel romanzo.

Nel frattempo, Deledda aveva pubblicato molti dei suoi romanzi, diventando una scrittrice affermata, tanto da meritarsi la candidatura al Premio Nobel, ritirato nel 1927.

 

Per Grazia Deledda, Cagliari fu davvero la città dell’amore, non solo perché fu teatro dell’amore con Palmiro Madesani, ma anche perché, lungo le strade dei quartieri storici, ebbe modo di osservare scene di corteggiamento al balcone. Pare che “su fastigiu” fosse un’abitudine diffusa, descritta anche dallo scrittore francese Valery, dal fotografo Delessert. Francesco Alziator la descrive come una vera e propria tradizione, caratterizzata dallo stesso copione: lei alla finestra, o affacciata a un balcone, lui in strada.

Per quanto sembrino ricordi ed echi lontani, passeggiando al tramonto attraverso le vie strette di Villanova o del quartiere Marina si può respirare un’atmosfera sognante e romantica, e può capitare di essere colti da un’improvvisa malinconia, come una sorta di nostalgia per citare la scrittrice Cenza Thermes, autrice di molte opere dedicate al capoluogo sardo.

Visitarla adottando come prospettiva i racconti e le suggestioni di Grazia Deledda e degli autori e scrittrici che l’hanno scoperta e amata, può essere un modo per guardarsi attorno con occhi nuovi, riscoprirne il fascino e innamorarsene ancora, e ancora.

 

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