La Sartiglia: un’emozionante giostra equestre dalle origini misteriose

La Sartiglia è una tra le più antiche giostre equestri del Mediterraneo e ancora oggi rappresenta un evento molto sentito che esprime perfettamente il senso di spettacolarità coreografica del Carnevale. Si celebra l’ultima domenica di Carnevale e il martedì grasso e consiste in una corsa che i cavalieri mascherati – ed in particolare uno di loro, detto “Su Componidori” – effettuano tra le vie del centro storico di Oristano, con l’obiettivo di centrare con una spada e una lancia di legno detta “stocco” il bersaglio – un anello a forma di stella dorata – appeso a mezz’aria per mezzo di un nastro verde di fronte alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. La conquista della stella è sinonimo di buona sorte, il fallimento invece allude alla sventura.

Di origine tutt’ora incerta e discussa, il termine “Sartiglia” potrebbe derivare dal castigliano “sortija”, che significa “anello”, includendo al suo interno il termine latino “sors” che significa “sorte/fortuna”. Dentro la Sartiglia, quindi, sopravvivono probabilmente alcuni degli aspetti più interessanti e inesplorati della ritualità pagana, contaminata dai cerimoniali di origine cristiana. La corsa è infatti legata alla ciclicità delle stagioni e la sua ragion d’essere è la propiziazione del raccolto.
La giostra della domenica è organizzata dal Gremio dei Contadini e quella del martedì grasso dal Gremio dei Falegnami. Le due corse, identiche nelle fasi salienti, si differenziano però in alcuni dettagli relativi alla figura de “Su Componidori”: per esempio i nastri che stringono le maniche della camicia e mantengono ferme maschera e cilindro sono rossi la domenica e rosa e turchini il martedì. Ancora, la maschera della domenica è color terra, mentre quella del martedì è di color rosa carne, così come “su coiettu” – la giubba di pelle – è allacciata anteriormente con stringhe di cuoio la domenica, e per mezzo di borchie d’argento a forma di cuore il martedì.

Sebbene ancora oggi non sia possibile affermare con certezza l’origine della Sartiglia, i numerosi documenti d’Archivio del Comune di Oristano riferiscono con dovizia di particolari le varie edizioni della corsa svoltesi a partire dal XVI secolo. Del resto, mascherate, giostre e rappresentazioni equestri costituiscono nell’Europa Barocca le principali forme di intrattenimento per celebrare particolari eventi, quali nascite di principi ereditari e matrimoni di re e regine. La Sardegna, sicuramente, non faceva eccezione. Queste rappresentazioni erano organizzate dalle autorità civili e costituivano un’ occasione di svago non solo per i regnanti, ma soprattutto per la popolazione che partecipava agli spettacoli dimenticando per qualche giorno le fatiche e le difficoltà della vita quotidiana.
In questo senso avevano una parte fondamentale i “gremi”, le corporazioni d’arti e mestieri che svolgevano un ruolo sostanziale nella società e nell’economia del tempo. I “gremi” si occupavano non solo di reperire i fondi per l’organizzazione degli eventi, ma anche di sovrintendere a tutte le fasi di svolgimento, compresa la partecipazione ai giochi.

Proprio la presenza costante dei “gremi”, ha fatto sì che negli anni la prassi di svolgimento della Sartiglia si sia ormai codificata. Il 2 Febbraio di ogni anno, festa della Candelora, le massime autorità del Gremio dei Contadini e del Gremio dei Falegnami nominano ufficialmente il proprio Componidori. La consegna di un cero benedetto segna l’investitura dei cavalieri che avranno il compito di guidare rispettivamente le corse dell’ultima domenica e martedì di carnevale. La mattina della corsa un araldo a cavallo accompagnato da alfieri, tamburini e trombettieri percorre le vie della città e si ferma nelle piazze principali per leggere il bando: l’avviso della corsa che si terrà nel pomeriggio. Dopo l’annuncio “Su Componidori” si dirige verso il luogo designato per la vestizione, accompagnato in corteo dal “gremio” di turno e da “is massaieddas”, giovani ragazze in abito tradizionale sardo a cui è affidato il rito della vestizione. “Su Componidori” prende posto sulla sedia collocata su un tavolo, detto “sa mesitta”, e da quel momento non dovrà più toccare il suolo fino alla sera, quando, terminate le corse, le ragazze gli toglieranno la maschera. “Su Componidori” è il cavaliere per eccellenza, il capocorsa, che si caratterizza per la sua maschera dalle chiare fattezze androgine.  Spetta a lui il delicato compito di infilzare la stella con la sua spada, e alla sua figura viene riservata un’importanza celebrativa rituale che costituisce un momento magico e scaramantico vissuto attivamente da tutta la comunità, fin dal momento della sua vestizione. Quest’ultima culmina con l’apposizione della maschera sul viso da parte de “is massaieddas”. Questo gesto rappresenta il momento più solenne ed emozionante della giornata.  Dal momento in cui indossa la maschera, “Su Componidori” è inarrivabile e lontano, proprio come un Dio. Non è solo la maschera a conferirgli sembianze asessuate: il cilindro nero sul capo, il velo, la camicia ricca di sbuffi e pizzi, il gilet e il cinturone di pelle sono elementi che denotano un aspetto a metà tra uomo e donna. Il corteo è composto da 120 cavalieri in maschera riuniti in gruppi di tre, che vestono colorati costumi di foggia sarda e spagnola e montano cavalli bardati con coccarde multicolori.

“Su Componidori”, affiancato da due cavalieri detti “su segundu cumponi” e “su terzu cumponi”, guida il corteo verso il teatro tradizionale della giostra, la via Vittorio Emanuele. Qui spronato il cavallo, “Su Componidori” tenta d’infilzare la stella con la spada. Successivamente la prova sarà ripetuta da quei cavalieri scelti dal capocorsa per tentare la sorte. Più stelle saranno spiccate dal nastro, migliore sarà l’annata e rigoglioso il raccolto dei campi. Al capocorsa e ai suoi due aiutanti di campo compete una seconda prova cercando di cogliere la stella con lo “stocco”, l’elegante lancia di legno.

Conclude la corsa alla stella la celebre corsa delle Pariglie, nella quale i cavalieri si esibiscono da soli o in gruppo, uno dopo l’altro, in spettacolari e pericolose acrobazie sulla groppa dei propri destrieri. È qui che maggiormente vengono evidenziate qualità come il coraggio, la destrezza e l’affiatamento tra uomo e animale. Al tramonto, chiusa la festa, “Su Componidori” e i cavalieri, attraverso le vie del borgo, fanno ritorno al luogo della vestizione dove “is massaieddas” compiono il rito della svestizione, togliendo la maschera al capocorsa e facendolo ritornare “uomo”. Da quel momento iniziano i festeggiamenti in onore dell’eroe del giorno e del suo seguito, con un banchetto che vede la presenza di tutti i partecipanti alla giostra.

 

Scatto Simon Ska Photography

Riproduzione Riservata

 

© Riproduzione Riservata - La voce della Società