Ansia da Coronavirus

Ti spaventa il Coronavirus? Sei spaventato dal leggere notizie come “boom di contagi e i diversi decessi negli ospedali”?

Il Coronavirus oltre che mietere vittime in tutto il mondo, ci ha diviso tra ipocondriaci e negazionisti. Da un lato c’è la persona ansiosa che ha il terrore di ammalarsi e si lava in continuazione le mani, dopo la spesa disinfetta i pacchi di pasta prima di riporli nella dispensa, ha frequenti pensieri intrusivi catastrofici di morte e possibilità di contagio. Dall’altra invece chi sposa tesi complottiste: “la prova che il Covid non esiste è che vado ovunque senza mascherina, me ne frego e sono sanissima, perché è lo Stato-regime che vuole soggiogarci”.
Discorsi che avrete già letto sui social. Se prima della pandemia avessi visto due pazienti così avrei fatto due ipotesi: ipocondria e disturbo paranoide. Ma le cose sono rapidamente cambiate: boom di pazienti Covid, chiudono i reparti, di polmonite interstiziale si muore, e fonti sanitarie interne mi dicono che è meglio non finire al pronto soccorso. Di colpo, il tratto ipocondriaco diventa funzionale, mentre il tratto paranoide emerge con rabbia in chi non vuole o non riesce ad adattarsi al cambiamento. Ma c’è chi viene schiacciato da un’ansia eccessiva, mettendo a dura prova le relazioni attorno a sé.

Cosa fare in questi casi?
Prima è importante comprendere il meccanismo del problema, e poi pensare a come fare per risolverlo. Seguitemi: una persona ansiosa entra in contatto con una valanga di notizie negative, si spaventa e inizia a pensare: “e se succedesse a me/a mio figlio/marito?”.
Da lì sente l’istinto irrefrenabile di continuare a cercare informazioni che confermino le sue peggiori paure. Inizia quindi un circolo vizioso: la persona, spaventata, mette in atto dei comportamenti rassicuratori (lavarsi più spesso le mani etc.) (compulsione) che hanno lo scopo di calmare l’ansia e allontanare il pensiero ricorrente di contaminazione (ossessione). Quindi lavarsi le mani diventa un ottimo ansiolitico nel breve termine, ma nel lungo termine rinforza la paura, e i comportamenti rassicuratori si moltiplicano come uno sciame di locuste.

Cosa accadrebbe infatti se la persona, estremamente preoccupata per il timore di contaminazione non avesse la possibilità di lavarsi le mani (rassicurazione)? Che la mente punterebbe verso l’immediata soluzione dell’ansia, igienizzarsi, ma non essendo possibile l’ansia salirebbe a dismisura. Questo è il meccanismo del disturbo ossessivo-compulsivo, nel quale rientra l’ipocondria. Chi si rivede in questa mia descrizione può iniziare a fare una cosa: iniziare a entrare nell’ottica che tutto ciò che è esterno a noi e ci rassicura, nel lungo termine ci indebolisce.
Se la rassicurazione delle mie paure infondate di avere l’Alzheimer diventa la rassicurazione del neurologo, come starò il giorno che questo va in ferie e non può rispondermi? Mi agiterò moltissimo e mi metterò a cercare rassicurazioni su internet, ma leggerò storie dell’orrore di persone giovanissime che hanno gli stessi sintomi che penso di avere io, spaventandomi ancora di più (rinforzo negativo). Il loop nel quale si entra si cronicizza e aggrava col passare del tempo. Per risolvere problemi di questo tipo è indispensabile una psicoterapia. Questo è il motivo per il quale non è possibile risolvere problemi del genere da soli o leggendo un articolo.
Uno psicoterapeuta conosce le linee guida di trattamento, ed è abilitato e addestrato per applicare col paziente una serie di strategie specifiche come, per esempio, l’esposizione con prevenzione della risposta, o l’implosione (flooding). Laviamoci spesso le mani, mettiamo sempre la mascherina, rispettiamo la distanza interpersonale di sicurezza, evitiamo assembramenti. Ma non cercate rassicurazioni, fate un respiro e continuate a vivere la vostra vita.

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