Bibbia: libro o biblioteca?

Un primo interrogativo per superare le banalità!

Si trova scritto nella Bibbia… Lo dice la Bibbia… 

Tante volte abbiamo sentito e sentiamo ancora affermazioni di questo genere, usate spesso per supportare delle dottrine o idee specifiche. Ma cosa significano? Che valori possono avere tal genere di dichiarazioni? Nella maggior parte dei casi nascondo solo banalità o luoghi comuni da far rabbrividire. Partono da una confusione di fondo che possiamo indicare con una domanda: La bibbia è un libro o una biblioteca? Ovvero l’insieme dei più di settanta libri che la compongono (tra Antico e Nuovo Testamento) è da considerarsi omogeneo a livello letterario, storico, giuridico, teologico, sociale? 

Per comprenderci, la Commedia di Dante è un’opera straordinaria per ricchezza, per eventi e personaggi storici evocati, per posizioni teologiche, per visione d’insieme, eppure è stata composta da un solo uomo, in un tempo ben definito, in una situazione storica e geografica precisa. Non altrettanto si può dire della bibbia, che annovera quasi cento autori (tra principali e redattori finali), circa ottocento anni per la stesura dei suoi scritti (VIII sec. a.C. – II sec. d.C.), almeno tre lingue originali (ebraico, aramaico, greco), numerosi luoghi in cui sono stati scritti i testi (Palestina, Egitto, Babilonia, Asia Minore, Roma, …), con teologie veicolate e interpretazioni della storia assai differenti tra loro. 

Pertanto, se dobbiamo considerare l’origine della bibbia e dei suoi singoli testi non possiamo avere alcun dubbio sulla risposta: la Bibbia è una biblioteca, intesa come un insieme di rotoli, più o meno lunghi, accomunati dall’appartenenza dei suoi protagonisti o scrittori. Dall’altra parte, tuttavia, non possiamo dimenticare l’operazione che ebrei e giudeo-cristiani hanno compiuto gradualmente: leggere e interpretare i vari libri come fossero un unico corpus letterario e liturgico. 

In primo luogo, i vari libri narravano – non come cronaca, ma come riflessione teologica – la storia del popolo di Israele attraverso diversificati punti di vista. In secondo luogo, essi vennero considerati testi ispirati da Dio per rivelare la sua parola, il suo messaggio, il suo volere, il suo disegno così imperscrutabile. Dunque, si scelsero i testi che rispondevano meglio a questi requisiti e che erano comunemente riconosciuti dalle varie comunità locali come autorevoli. In questo modo si diede vita al canone (insieme dei testi riconosciuti normativi per la fede). 

Infine, si capisce che sostenere delle affermazioni attraverso la bibbia richiede la conoscenza specifica del libro da cui si trae la citazione, il periodo di composizione e la teologia del suo autore. Solo in questo modo la bibbia può diventare utile a un’eventuale discussione formativa.

 

 

 

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