Il lirico riscopre “i dolci canti” per Cecilia

“Alleluia! Lodate Cecilia, soli dell’universo!”

 
Per il Lirico di Cagliari il 2022 si apre con una grande speranza, quella di un ritorno da parte di tutti a Teatro, seguito nei giorni scorsi dall’accorato appello del soprintendente Nicola Colabianchi.
 
Si prospetta quindi una stagione carica di emozioni, forse di colpi di scena, che avranno lo scopo di “riappropriarsi del teatro a 360°”, investendo in modo concreto sulla qualità e sulle campagne abbonamenti. In questi anni il pubblico cagliaritano ha riscoperto alcune opere dedicate alla musica del Novecento italiano come: “La campana sommersa” nel 2016, “La bella dormente” nel 2017, “Turandot” di Busoni nel 2018 e “Palla de’ Mozzi” di Marinuzzi nel 2020. 
 
La Stagione 2022 inizia con una preziosa rarità musicale, “Cecilia” di Licinio Refice. Si tratta di un azione sacra in tre episodi e quattro quadri, su libretto di Emidio Mucci. L’opera viene rappresentata per la prima volta il 15 febbraio 1934 al Teatro dell’Opera di Roma, è un autentico capolavoro, sia per la scrittura orchestrale, sia per la bellissima e fortissima trama.
 
L’ opera andata in scena al Lirico con più repliche, sottolinea a grandi linee e in musica un tratto della vita di Santa Cecilia. Secondo la Passio, la giovane ragazza è stata data in sposa al patrizio Valeriano al quale, il giorno delle nozze, rivela di essersi convertita al cristianesimo e di aver fatto voto di perpetua verginità. Valeriano accetta di farsi catechizzare e battezzare segretamente da Papa Urbano I. Poco dopo anche suo fratello Tiburzio abbraccia la fede cristiana. I due fratelli vengono presto arrestati per ordine del prefetto Turcio Almachio e, dopo essere stati torturati, vengono decapitati insieme a Massimo, l’ufficiale che aveva avuto il compito di condurli in carcere e che, lungo il tragitto, si era convertito.
 
Seguendo attentamente la messa in scena dell’opera al Lirico, bisogna fare delle diverse constatazioni. I complimenti vanno al maestro Andreoli, al coro del Teatro Lirico assieme all’eccellente orchestra diretta dal maestro Grazioli. La scenografia curata da Andrea Belli appare essenziale sorprendendo il pubblico tra il secondo e il terzo atto. A dare l’annuncio e preparare il pubblico, è la figura dell’angelo interpretato da una coraggiosa e brava Elena Schirru: Dovrete “aprire gli occhi alla dolce visione” e avere il cuore invaso da “umile e serena devozione”. Udrete allora i santi ardori di Cecilia, la “vergine bianca come giglio, che versò sangue con grande effusione”. La sua preghiera fece sbocciare “canti e armonie fragranti”. Il tutto rivivrà sulla scena. Perciò, “ascoltate, vi prego…”. 
 
Una santa Cecilia interpretata in maniera eccellente dal soprano Martina Serafin catturando il pubblico con la sua presenza e la sua voce. Antonello Palombi ha saputo interpretare egregiamente il suo personaggio (Valeriano, marito di Cecilia), mentre la parte della conversione sembra finalmente coinvolgere tutti in sala. I costumi della Baldoni apprezzati dallo sguardo attendo e critico del pubblico sono rimasti fedeli a quel periodo storico senza nessun particolare stravolgimento. Abbiamo un po’ risentito del “pathos” delle schiave nella scena iniziale ma fortunatamente colmata dalle Ancelle nella fase finale che mostrano tutto il dolore possibile per la morte di Cecilia. Infine quasi ai “titoli di coda” il regista Leo Muscato sembra riservare un originale omaggio alla santa con la proiezione delle immagini presenti nella Cattedrale di Cagliari che la raffigurano. 
 
In alcuni punti dei tre diversi atti è mancato quasi sicuramente quel coinvolgimento tra i personaggi principali e il pubblico. Mancava insomma quel tocco in più per lasciarci emozionare proprio perchè si raccontava la vita di una santa e il suo atroce martirio.
 
Ovviamente ogni osservazione lascia lo spazio a una sottolineatura: “Nonostante tutto, avevamo veramente bisogno di tornare di persona a Teatro”.
 
 
 
 
 
 
Foto di Priamo Tolu
 
 

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