Azione Cattolica: dalla Persona di Gesù alle persone

Impegni e sfide per rendere Chiesa ogni realtà comunitaria

Sono trascorsi quasi 155 anni da quando, nel settembre del 1867, due studenti universitari fondarono a Bologna la Società della Gioventù Cattolica Italiana. Già il nome era tutto un programma: vivere la propria quotidianità di giovani, insieme alle sue relazioni e alle sue attività, seguendo i princìpi del Cattolicesimo con uno sguardo attento agli ultimi e ai più deboli. Con un’enciclica del 1905, l’allora Papa Pio X promosse l’organizzazione che prese poi il nome di Azione Cattolica e che, passando attraverso le guerre mondiali e il ventennio fascista, è giunta fino ai giorni nostri.

Oggi, a distanza di più di un secolo, i suoi associati continuano ad essere radicati nella profondità dei valori degli inizi, che si riassumono nel motto “preghiera, azione, sacrificio”. Punto di partenza è certamente l’ascolto del Vangelo come linfa vitale e come cibo nutriente: la preghiera nasce dall’incontro con la Persona di Gesù attraverso la sua Parola ed è proprio da questa esperienza che scaturisce il desiderio, più che la necessità, di impegnarsi a vivere la vita in modo pieno e sentito, non lasciandosi attraversare passivamente dal corso degli eventi ma intervenendo attivamente: ecco il significato di ‘Azione’.

Essere membri di questa associazione, quindi, significa partire dai sentimenti di bene di Gesù, dai suoi modi e dai suoi metodi rivoluzionari, per farli propri, viverli in prima persona e testimoniarli agli altri. La “Chiesa in uscita” tanto cara a Papa Francesco ha la missione di accompagnare l’esperienza comunitaria fuori dagli edifici ecclesiali, lì dove la vita reale corre: in famiglia, a scuola, nel lavoro, nelle relazioni amicali e amorose, ovunque ci siano persone e rapporti umani.

Per questo motivo si dona grande considerazione ai bambini, ai ragazzi, agli studenti e ai lavoratori, affinché con percorsi formativi personali e di gruppo sorgano in ciascuno di essi sentimenti di bontà, di altruismo e di accoglienza reciproca.

In una società ferita da profondi disagi come la nostra non è più il tempo della sosta contemplativa e dei propositi superflui, ma è il tempo della disponibilità alla vicinanza, perché solo facendoci prossimi agli altri riempiamo di significato la nostra vita.

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