La pelle: tra moda e tradizione

La signora elegante ha una borsa di ottimo cuoio che porta da 10 anni.

Così diceva Gabrielle Chanel per definire una donna di classe.

 

Partendo da questo presupposto, in questo articolo vi parlerò di un materiale naturale molto utilizzato anche nella tradizione sarda. La pelle, infatti, viene prodotta a partire dagli scarti della lavorazione della carne per scopi alimentari. Può essere utilizzata per realizzare diversi capi di abbigliamento tipici della Sardegna.

Come non pensare agli stivali dei pastori e dei fantini sardi prodotti in ottimo cuoio e che durano anche per un centinaio di anni? Oppure ai tipici costumi dei mamuthones vestiti con la pelliccia di agnello, che nell’ambito della pellicceria è chiamata sherling.

Fin dall’antichità, in seguito al consumo della carne, si è scoperto che la pelle era un ottimo mezzo per difendersi dal freddo in quanto questo materiale dona un ottimo isolamento dalle temperature esterne e, se adeguatamente trattato, mantiene anche un buon grado di impermeabilità all’acqua. Qualora la pelle non venga epilata, eh si si dice proprio così, viene definita pelliccia. Sotto questa forma, e lo sanno bene i pastori che ancora utilizzano il vello per proteggersi dal freddo, la pelliccia di agnello aumenta notevolmente la sua capacità di isolamento termico.

 

Quasi a voler riprendere il tema della sostenibilità già attuato dai nostri antenati, ora sono stati trovati dei metodi che consentono di recuperare e riciclare quegli avanzi di pelle che inevitabilmente si formano in seguito al taglio dei capi di abbigliamento.

La pelle infatti non si spreca e nelle nuove collezioni di abbigliamento, ad esempio di Zara, si può trovare l’etichetta che indica la pelle rigenerata.

Tale tipologia di materiale non è altro che la pelle di scarto che viene polverizzata e riassemblata a formare una nuova lamina nella quale tagliare nuove forme e pezzi che verranno utilizzati come solette, rivestimento interno delle cinture ecc. Questo processo ricorda sempre una pratica ben nota in Sardegna che si lega ad un materiale da noi ben conosciuto e che consente di produrre i tappi di sughero con gli scarti di lavorazione di quelli più pregiati.

Insomma, dietro alla vostra giacca o borsa e nelle vostre scarpe c’è un’antica tradizione che perpetuandosi si è evoluta adattandosi alle nuove esigenze di ecologia ed economia circolare.

 

 

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