Le nuove sanzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro

 

Il Decreto Fiscale approvato lo scorso ottobre ha modificato in maniera rilevante alcuni articoli del Testo Unico per la sicurezza con il fine di rendere le attività di vigilanza e controllo maggiormente efficaci, anche attraverso l’inasprimento delle sanzioni e la sospensione delle attività che non sono in regola con gli adempimenti obbligatori previsti in materia di salute e sicurezza sul lavoro. 

Il Decreto contiene una serie di misure significative per la tutela del lavoro e della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, tenuto conto degli effetti derivanti dall’emergenza epidemiologica da COVID-19.

In particolare, le nuove misure permetteranno agli organi di vigilanza di intervenire in maniera più efficace sulle aziende che non rispettano le norme di prevenzione o che impiegano lavoratori “in nero”.

Chi può sospendere l’attività?

Il potere di sospendere l’attività aziendale è in capo all’Ispettorato Nazionale del Lavoro e viene esteso ai servizi ispettivi delle Aziende sanitarie locali.

Cosa cambia? 

Il decreto prevede un inasprimento delle sanzioni e la sospensione delle attività che non rispettano la normativa in materia di sicurezza: l’attività viene sospesa se più del 10% del personale presente sul luogo di lavoro è “in nero” (senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro), mentre prima la soglia era del 20%. 

La sospensione non può essere attuata se il lavoratore irregolare trovato sul luogo di lavoro è l’unico occupato in azienda.

Il provvedimento scatterà subito a fronte di gravi violazioni, senza la necessità di una reiterazione degli illeciti in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro.

Quali sono le violazioni indicate nel nuovo Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro?

Tra le altre ricordiamo:

  • Mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi; 
  • Mancata elaborazione del piano di emergenza ed evacuazione; 
  • Mancata formazione addestramento del personale; 
  • Mancata  costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del responsabile; 
  • Mancata elaborazione del POS, piano operativo di sicurezza.

La sospensione dell’attività per ragioni di sicurezza è adottata in relazione alla parte dell’attività interessata dalle violazioni o in alternativa dell’attività svolta dai lavoratori interessati alle seguenti violazioni:

  • mancata formazione ed addestramento;
  • mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto.

L’Ispettorato nazionale del lavoro può imporre inoltre specifiche misure atte a fare cessare il pericolo per la sicurezza e la salute dei lavoratori durante il lavoro.

Il provvedimento di sospensione viene adottato immediatamente, in sede di accertamento o su segnalazione di altre Amministrazioni, entro 7 giorni dal ricevimento del relativo verbale.

La norma prevede un differimento della sospensione dell’attività lavorativa a partire dalle ore 12:00 del primo giorno lavorativo successivo ovvero dalla cessazione dell’attività lavorativa in corso che non possa essere interrotta. 

Per poter riprendere l’attività produttiva sarà necessario ripristinare le regolari condizioni di lavoro e il pagamento di una somma aggiuntiva di importo variabile a seconda della violazione. 

Nell’ipotesi in cui la sospensione sia dovuta a lavoro irregolare la somma da pagare è pari a 2.500,00 euro fino a 5 lavoratori irregolari oppure 5.000,00 euro se i lavoratori irregolari sono più di 5.

Se la sospensione avviene per ragioni di salute e sicurezza sul lavoro sono previste tre soglie: 300,00 euro, 2.500,00 euro e 3.000,00 euro per ciascun lavoratore a seconda della violazione commessa.

L’importo della sanzione è raddoppiato se, nei cinque anni precedenti, la stessa impresa ha già avuto un provvedimento di sospensione. 

È possibile, inoltre, ottenere la revoca anche avvalendosi di una rateazione.

© Riproduzione Riservata - La voce della Società