EFISIO MARINI: L’ETERNITÀ DEL CORPO

Inserendolo come protagonista nei suoi romanzi, lo scrittore Giorgio Todde ha avuto il merito di far conoscere a una grande platea di lettori Efisio Marini, l’“Imbalsamatore”, un medico e scienziato realmente esistito.

Gioventù, studi e prime sperimentazioni

Nato a Cagliari il 13 aprile 1835 da una agiata famiglia di commercianti, divenne famoso per aver scoperto un rivoluzionario ed efficace metodo di pietrificazione dei cadaveri, capace di restituire loro plasticità e colorito, rendendoli quasi simili a dei dormienti.

Affascinato dallo studio dei fossili già da giovane età, Marini si trasferisce per gli studi a Pisa, dove nel 1857 consegue la laurea in Medicina e, successivamente, quella in Scienze Naturali.

Rientrato a Cagliari, dal 1860 lavora come assistente al Museo di Storia Naturale, dedicandosi allo studio della Paleontologia.

Nel 1861 pubblica Idee di Paleontologia Generale, uno scritto dove espone l’obiettivo dei suoi studi: scoprire un metodo di trasformazione della materia opposto a quello del deterioramento biologico.

Marini, inoltre, svolge le sue ricerche pure presso la Scuola di Anatomia Umana – dove ha l’opportunità di sperimentare su dei cadaveri – e presso l’obitorio del cimitero cittadino. Qui, applicando il suo trattamento a un braccio d’uomo, riesce ad arrestarne la decomposizione e a preservare l’elasticità e il colore dei muscoli.

Negli anni successivi, Efisio Marini prosegue nelle ricerche con grandi risultati.

I primi importanti incarichi e l’inizio dei grandi successi

Nel 1864, appena 29enne, dopo aver mostrato a Parigi i suoi esperimenti scientifici a degli autorevoli scienziati, viene ammesso all’Accademia Nazionale di Francia.

Nel febbraio 1866, incaricato dal Comune di Cagliari, Marini interviene sul cadavere dello storico Pietro Martini, trattandolo in bagni arricchiti di sali in dosaggi segreti. Quattro mesi dopo, la salma viene esumata e esaminata per verificare l’effetto del trattamento chimico: il corpo risultava integro, con l’elasticità e il colorito tipici di un corpo vivo…

Pochi anni prima aveva pietrificato, in forma di medaglia, il sangue di Giuseppe Garibaldi, perso da una ferita riportata a una gamba nel 1862 in Calabria.

Sulla scia di questi successi, Marini riceverà numerose richieste di preservare i corpi di illustri personaggi come il patriota Luigi Settembrini, l’ex primo ministro Benedetto Cairoli, l’arcivescovo di Napoli Guglielmo Sanfelice, ecc.

Gli esiti di queste sperimentazioni fanno il giro d’Europa, procurando allo scienziato molti riconoscimenti.

Nel 1867 partecipa all’Esposizione Universale di Parigi, dove mostra i risultati della sua invenzione e viene insignito della Legion d’Onore da Napoleone III. Marini, riconoscente, donerà all’Imperatore un singolare tavolino con il pianale costituito da cervello, sangue, bile, fegato, polmoni e ghiandole sui quali poggia un piede, delle orecchie e vertebre, il tutto pietrificato. Gli negherà invece la formula segreta delle sue scoperte, nonostante l’offerta di una ingente somma di denaro.

Oltre che a Parigi, sorprendenti esemplari delle sue pietrificazioni sono oggi custoditi nelle Università di Napoli e Sassari.

Nel corso degli anni, Marini parteciperà a molte altre esposizioni, come quelle di Londra, Vienna, Torino, Milano, Roma, riscuotendo sempre interesse, premi e onorificenze, nonché recensioni entusiastiche sulla stampa nazionale ed estera.

Il trasferimento definitivo a Napoli e gli ultimi anni

Incompreso negli ambienti accademici cagliaritani, che non gli tributavano il giusto valore, considerato dalla gente un personaggio lugubre e bizzarro, deluso e affranto, nel 1868 si trasferisce con la moglie e i due figli a Napoli, sperando di trovarvi maggiore considerazione.

Qui apre uno studio medico e continua l’attività di pietrificatore, allestendo pure il suo museo.

Nel capoluogo campano Marini stringe rapporti e amicizie con scienziati, artisti e intellettuali, come il filosofo Giovanni Bovio, il letterato Arrigo Boito e la scrittrice Matilde Serao.

Nel 1878 pubblica un articolo sulla prestigiosa rivista The Lancet.

Impiegato presso l’Ospedale degli Incurabili di Napoli, Marini si dedica alla cura del carcinoma applicando con successo i metodi da lui sperimentati.

Nei primi anni ’80, quando Napoli viene colpita da una terribile epidemia di colera, l’impiego degli stessi metodi gli permette di arrestare le forme dissenteriche causate dal virus. In seguito a ciò, nel 1884 gli viene assegnato il diploma di benemerenza della Croce Bianca.

Nonostante i successi, non gli viene mai proposta la tanto aspirata cattedra universitaria, anche a causa del suo ostinato rifiuto di rendere note le formule misteriose delle sue pietrificazioni. Circondato da una fama sinistra e in condizioni economiche e di salute sempre più precarie, Efisio Marini si spegnerà a Napoli l’11 settembre 1900.

 

Massimiliano Murtas

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