Mauro Patta: Il viaggiatore del murales

” E’ importante partire per crescere ma è anche importante tornare per far crescere la Sardegna”

 

Nell’angolo degli artisti questo mese ospitiamo Mauro Patta, noto artista e muralista. Tanti premi, riconoscimenti, artista, muralista, appassionato dei dettagli e del bello, chi è in tutto questo Mauro Patta?

Nasco sicuramente come pittore; la pittura e il disegno sono le tecniche a cui ho dedicato tutta la vita. Il mio obbiettivo è essere un artista a tutto tondo; ho affrontato e sperimentato le diverse tecniche come pittura, incisione, scultura, grafica e decorazione su porcellana ma in questo momento il muralismo è l’attività che mi prende più tempo e sta dando poco spazio al resto. Mi definisco un ponte tra il muralismo classico sardo e la street art contemporanea. Ho iniziato l’arte muraria prendendo esempio dai muralisti storici sardi ma in questo momento sono ispirato e contaminato dai tanti Street artist internazionali.

 

In te vediamo la figura di un coraggioso artista che in determinati periodi della sua vita lascia la sua Atzara per mettersi in gioco, studiare, conoscere, fare esperienza. Da Atzara a Sorgono, da Firenze alla Richard Ginori. Come si è svolto il tutto e cosa ti hanno dato queste quattro realtà? Ho fatto il Liceo Artistico a Cagliari e dopo qualche anno da lavoratore ho deciso di andare a Firenze a studiare all’Accademia di Belle Arti. Nel 2014 un maestro pittore della manifattura Richard-Ginori cercava nuovi pittori e ha chiesto a un mio Professore dell’Accademia di fargli alcuni nomi di ragazzi validi, tra questi c’ero io. Da li è iniziato il mio percorso nella pittura su porcellana. Sempre nel 2014 ho vinto un concorso di murales nel mio paese natio e da quel momento mi sono innamorato dell’arte muraria. Da allora cominciai a fare murales i fine settimana, principalmente in Sardegna, anche se lavoravo dal lunedì al venerdì alla manifattura di Sesto Fiorentino. A inizio 2019 ho deciso di lasciare un posto di lavoro a tempo indeterminato e tornare a vivere in Sardegna con mia moglie per seguire il mio sogno, facendo di quest’arte la mia attività principale. Naturalmente l’esperienza toscana e l’Accademia sono state fondamentali per il mio percorso artistico e di vita e aver lavorato 4 anni come pittore di porcellana alla Richard-Ginori penso che mi abbia influenzato non poco nella mia scelta di usare parti decorative più grafiche, alternate naturalmente con la mia pittura figurativa. La Sardegna è sempre stata presente nella mia arte e nella mia vita, ecco perché dopo anni è di nuovo la mia casa.

 

Chi ha scoperto il tuo talento? Forse la tua professoressa di Storia dell’Arte? Si’ esatto, è nato tutto da una mia professoressa di storia dell’arte al Liceo Scientifico di Sorgono che ha spinto i miei genitori a iscrivermi al Liceo Artistico dicendo che quella sarebbe stata la mia strada e così andai a studiare a Cagliari. Dopo il diploma all’artistico decisi di dedicarmi a tutt’altro e iniziai a lavorare in fabbrica per poi diventare cuoco, anche se mia madre insisteva nel continuare a studiare. Nel 2010, appoggiato dai miei genitori, decisi di lasciare il lavoro e la Sardegna per iscrivermi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, facendo la scelta migliore della mia vita e per questo li ringrazierò sempre.

 

Possiamo azzardare questa affermazione: “Come mai uno che potrebbe avere una carriera assicurata sente la necessità di tornare nell’isola ?” Quando si presentò l’occasione di lavorare come pittore di porcellana accettai subito e in quel momento fu la scelta giusta. La manifattura mi ha dato tanto, ho imparato le tecniche antiche di decorazione grazie a un grande maestro e ho acquisito pazienza e costanza, importantissime anche nel lavoro che faccio adesso. Certo ho sempre saputo che non sarei invecchiato li’ dentro e, con la mia attività parallela che continuava a crescere, presi sempre più consapevolezza che avrei vissuto della mia arte e sarei stato libero di gestire la mia vita. A parte il lavoro, uno dei motivi per cui ho deciso di tornare in Sardegna è sicuramente l’altissima qualità di vita. Penso sia importante che i giovani facciano esperienza fuori dalla Sardegna ma è altrettanto importante, quando è possibile, tornare e portare le proprie esperienze; questo per far crescere, dal punto di vista sociale, culturale ed economico, le nostre piccole comunità e naturalmente combattere lo spopolamento. Che consiglio daresti ai tanti giovani che come te hanno la voglia di mettersi in gioco, conoscere, studiare, perfezionarsi? Partire e restare oppure partire, studiare, perfezionarsi e rientrare adattandosi all’offerta di mercato che offre l’isola? Il mio consiglio è di perseverare nei propri obiettivi, essere curiosi e soprattutto essere costanti: solo con il duro lavoro si possono ottenere dei buoni risultati. Come ho detto prima, è importante partire per crescere ma è anche importante tornare per far crescere la Sardegna.

 

Chi vede i tuoi murales nei nostri paesi, ammira la bellezza e la bravura di un artista. Cosa significa ridare vita a quegli angoli che possono essere rovinati, poco visti, inutilizzati? Ridare vita a questi spazi significa aiutare le persone ad apprezzare il posto in cui vivono a far riscoprire loro un senso di appartenenza ormai perduto. Negli anni settanta, nei centri storici dell’isola si son fatti dei danni irreparabili; invece di valorizzare le vecchie abitazioni, si buttava giù e si costruivano mostri. Adesso l’unica cosa che possiamo fare è utilizzare questi spazi per educare le persone al bello.

 

Possiamo dire che la tua è l’arte del dettaglio? Sicuramente do attenzione anche al dettaglio ma l’importante per me è che l’opera funzioni nel suo insieme. Mi considero un realista, non iperrealista; guardando le mie opere da lontano hanno un aspetto più preciso ma avvicinandosi si possono notare le pennellate libere ben distinte.

 

 

 

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