LA CHIESA DI SAN PAOLO DI MILIS

Il Giudicato di Arborea, come gli altri tre giudicati, era suddiviso in curatorias o partes. Tra queste, la Parte Miili si estendeva dai territori costieri a ovest, alla zona settentrionale del Campidano a sud e a nord-est con gli inizi degli altopiani centrali dell’Isola e le falde meridionali del Montiferru, al confine tra il Giudicato di Arborea e quello di Torres.

L’economia del territorio era di tipo domestico signorile con al centro la domo, l’unità produttiva che indicava sia la singola azienda che l’intero possedimento fondiario del signore. Nelle pianure alluvionali presso Milis si registra un’alta densità abitativa dovuta alle numerose domos, alcune delle quali diventeranno dei veri e propri villaggi.

Di alcuni di questi sopravvivono oggi solo gli edifici di culto, soprattutto se si è avuta una continuità d’uso. È il caso della chiesa dedicata a San Paolo Apostolo del villaggio di Sanctu Paulu de Miili, in territorio dell’odierno Milis, collegato ad una domo appartenente all’Arcidiocesi di Oristano. Secondo la tradizione popolare si tratterebbe dell’antica chiesa parrocchiale di Milis, divenuta poi chiesa cimiteriale in un secondo momento quando viene eletta parrocchiale la chiesa di San Sebastiano.

La chiesa di San Paolo di Milis

La chiesa di San Paolo si trova alla periferia dell’abitato di Milis e spicca tra gli agrumeti per cui è famoso il territorio milese. In stile romanico, è stata costruita in due fasi diverse che differiscono per la tecnica costruttiva utilizzata, anche se gli interventi di restauro subiti con estese sostituzioni di conci, rendono difficile una lettura dettagliata delle murature, caratterizzate dalla grande varietà di elementi lapidei (arenarie, basalti, trachiti, tufo verdognolo, utilizzati con l’intento di creare un contrasto cromatico): alla prima, databile alla prima metà del XII secolo, risalgono l’impianto, le paraste d’angolo, lo zoccolo a scarpa dritta, interrotto da plinti a forma di dado da cui partono le lesene; alla fase successiva risale l’alternanza bicroma regolare nelle murature con conci di trachite scura del Montiferru e arenaria chiara del Sinis, opera di maestranze che operavano nel giudicato arborense nel primo quarto del XIII sec. L’impianto è a croce commissa, con l’abside a sud-est che inizia a filo della parete del transetto.

Sul lato nord-est, dal transetto e lungo la navata, parte un altro corpo successivo all’impianto cruciforme. Questo, così come il transetto, presenta una copertura con volte a crociera, mentre la navata ha copertura lignea. Un arco trionfale pensile segna il passaggio dall’aula al presbiterio. In contrasto alla sobrietà dell’interno spicca la facciata, caratterizzata dalle due lesene ai lati del portale che dividono il prospetto in tre settori che si chiudono con arcatelle a tutto sesto: nelle lunette laterali si inseriscono dei rombi gradonati, mentre in quella centrale si apre un oculo circolare. La parte superiore della facciata, caratterizzata da filari alternati di arenaria e trachite scura, contrasta con la monocromia della parte sottostante. Il portale presenta un’architrave timpanato in trachite scura al di sopra del quale si trova un archetto di scarico anch’esso caratterizzato dall’alternanza di conci chiari e scuri. I corpi laterali, arretrati rispetto alla facciata principale, non presentano la stessa bicromia, ma vi si trova una serie di archetti a tutto sesto modanati, di diverse dimensioni, con peducci lavorati che poggiano su lesene o su pilastri angolari. Nei prospetti laterali e nell’abside si aprono le monofore centinate a doppio strombo e davanzale inclinato e i portali privi di lunetta.

La chiesa rappresenta uno dei più pregevoli esempi di chiesa romanica dell’Isola che merita di essere visitata, valorizzata e salvaguardata.

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