DALLA MANGIATOIA DI BETLEMME ALLA GROTTA COME SIMBOLO DI RINASCITA

Dicembre è il mese dell’avvento, dell’attesa. In questo periodo siamo soliti preparare il presepio dove il 25 dicembre metteremo Gesù Bambino. Non è un caso se la nascita di Cristo sia stata collocata proprio nei giorni del solstizio d’inverno, quando l’universo dorme nel buio più fitto. Come data, il 25 dicembre si rifa alla festa pagana del dies natalis Solis Invictus, dove ad essere celebrato era il Sole Invitto. Il cristianesimo nascente volle utilizzare questa data proprio per il suo significato intrinseco: come la luce vince sulle tenebre, così Cristo che ha vinto la morte, ha dato la Vita ed è venuto tra noi come luce (cfr. Mt 4,16).

Per ritornare alla Natività, della grotta se ne parla solo negli scritti apocrifi, come il protovangelo di Giacomo.

Nell’ottica dell’avvento la grotta rappresenta l’utero di Dio da cui nasce la vita, la vita vera che porta la luce dove vi è tenebra.

L’idea della vittoria della luce sulle tenebre la ritroviamo presente pure nella mitologia greca secondo la quale, nel mese di dicembre, Demetra vaga alla ricerca della figlia Kore, moglie di Ade, che nei mesi freddi resta nel regno dei morti con il nome di Persefone. In primavera Kore si ricongiunge alla madre per far rifiorire la Terra: la luce che torna a dare vita. La cosa interessante in questo mito è che la vita arriva dopo che Persefone è uscita dall’ade, il cui ingresso è rappresentato da una grotta. C’è questo movimento dal dentro verso il fuori che parte però dall’inverso: dal fuori verso il dentro.

Questa idea della grotta come regressus ad uterum è antichissima, nella cultura indiana la grotta rappresenta la caverna del cuore dove risiede e brilla il principio vitale che è insito in ciascuno di noi. Entrare nella caverna del nostro cuore significa entrare nella nostra interiorità, investigarci, scoprirci, denudarci. In due sole parole: ri-nascere conoscendoci. È il viaggio dell’introspezione, del nostro particolare avvento nel quale entriamo nel buio di noi stessi per scoprire la luce insita in noi rendendola manifesta. Quello della grotta è un viaggio che va fatto da soli, in quella solitudine interiore che significa letteralmente tutto nel sole, è infatti nell’esperienza della solitudine interiore che troviamo il nostro sole interiore, portiamo alla nascita il nostro vero Io.

 

 

 

 

 

 

 

© Riproduzione Riservata - La voce della Società