Mi ascolti?

Si sa, l’orecchio è l’organo deputato all’udito. È attraverso di esso che i suoni provenienti dal mondo esterno vengono percepiti e trasformati in segnali e impulsi nervosi che arrivano al nostro Sistema Nervoso Centrale per essere elaborati e decodificati. L’assunzione di informazioni dall’ambiente ha un chiaro valore adattivo, dal momento che ci consente di reperire informazioni utili alla stessa sopravvivenza, oltre che all’interazione con tutto ciò che si trova “fuori”.

Tutti i messaggi che provengono dall’esterno vengono incanalati e processati: solo successivamente avviene la classificazione in “suoni” o “rumori”. Tale distinzione è frutto di categorizzazioni soggettive, legate sia a caratteristiche personali sia alla cultura di riferimento: infatti, quello che per alcuni potrebbe essere un bel suono, per altri è un fastidioso rumore. Un chiaro esempio di ciò è, spesso, la musica che i più giovani ascoltano con gusto e che alcuni adulti criticano e rifuggono, definendola “chiasso assordante”. 

Tante informazioni, quindi, arrivano attraverso i nervi uditivi al Sistema Nervoso. Se stiamo in silenzio all’interno di una stanza, possiamo facilmente sentire ogni genere di suono: la TV accesa, la voce di alcune persone che parlano nella stanza accanto, il rumore del traffico fuori dalle finestre, il canto degli uccellini, il vento che soffia tra gli alberi. Tutti questi suoni arrivano contemporaneamente e vengono contemporaneamente processati, dandoci molteplici informazioni sulla fonte, sulla sua posizione nello spazio e sulla sua distanza. 

Ma è un’operazione legata alla coscienza e alla volontà quella per cui decidiamo, in un determinato momento, di concentraci solo su un suono, selezionandolo tra molti e tralasciando gli altri. Così, smettiamo di prestare attenzione alla TV, al traffico, al vento e agli uccellini, per concentraci su ciò che si dicono le persone nell’altra stanza. È qui che smettiamo di “sentire” e iniziamo ad “ascoltare”. È quando l’azione diventa volontaria e decidiamo di concentrarci su quell’impulso, mantenendo tutti gli altri sullo sfondo, che gli diamo valore, gli attribuiamo un preciso significato, rivolgendo su di esso la nostra attenzione. 

L’ascolto è alla base delle relazioni interpersonali, ne determina il funzionamento e l’esito. È una capacità che va coltivata, pena l’impossibilità di stabilire relazioni funzionali. Dal mancato ascolto derivano incomprensioni, difficoltà comunicative, difficoltà nell’organizzazione e nello svolgimento delle attività proprie e altrui. “Mi ascolti?” è la domanda che più spesso rivolgiamo a qualcuno che non ci dà la sua attenzione, che sembra non aver selezionato la nostra comunicazione tra i tanti stimoli che sta sentendo. 

Così, in assenza di difficoltà specifiche, abbiamo sempre la possibilità di scegliere ciò che vogliamo sentire e ciò che vogliamo ascoltare. Dobbiamo però considerare che ciò che scegliamo darà un’informazione chiara al nostro interlocutore, condizionando l’interazione con lui.

 

 

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