Violenza domestica e intrafamiliare, la testimonianza di Giusy

La violenza sulle donne, definita anche violenza di genere, comprende tutte le forme di violenza perpetrate contro le donne in molteplici contesti. Tra le forme più diffuse troviamo la violenza domestica o intrafamiliare, ossia quella violenza esercitata in ambito familiare. Diversamente da come si pensa infatti la violenza viene agita spesso nei luoghi che conosciamo bene e nei quali ci troviamo al sicuro.

Il meccanismo che meglio definisce le fasi di una condizione di violenza domestica viene chiamato “spirale della violenza” o “ciclo della violenza” e si identifica con quelle modalità attraverso cui l’uomo violento alterna diversi comportamenti che minano la stabilità emotiva della donna. Ciò avviene attraverso intimidazioni, aggressioni fisiche e sessuali, minacce, ricatti, seguite da pentimenti e scuse, che hanno l’obiettivo di destabilizzare e confondere la vittima.

All’interno delle mura domestiche si possono esercitare diverse forme di violenza: fisica, psicologica ed economica.

La violenza fisica è sicuramente quella più facile da riscontare proprio per i segni visibili e per le conseguenze che determina, mentre quella psicologia è più subdola in quanto spesso è difficile individuarla se non vi è una denuncia da parte della vittima.

Quest’ultima forma di abuso ha come obiettivo quello di distruggere le relazioni e di isolare la vittima per renderla più fragile. E’ finalizzata a ridurre la fiducia che la donna ha in se stessa, la sua autostima e autodeterminazione e a generare sentimenti di inadeguatezza, senso di impotenza, innescando meccanismo di dipendenza favoriti da controllo e manipolazione. Tutto ciò porta la vittima alla consapevolezza di trovarsi intrappolata in una situazione senza una via d’uscita, con la percezione di non poter cambiare o migliorare la propria vita. La persona non sempre riesce a chiedere aiuto anche perché questa situazione di sudditanza psicologica la porta a mettere in discussione la realtà.

A tal proposito vi presento la testimonianza di Giusy (nome di fantasia) che è riuscita ad allontanarsi dalla propria situazione familiare dopo anni di violenza. Giusy è una donna di circa 57 anni con due figli grandi che oramai sono fuori casa intenti a soddisfare le proprie aspettative di vita.

È quando loro sono diventati grandi che lei si è sentita libera di opporsi alle violenze psicologiche che viveva quotidianamente proprio dalla persona con cui pensava di essere al sicuro. Il primo passo è stato proprio quello di prendere consapevolezza di ciò, perché per tano tempo stava male senza riuscire ad identificarne il motivo. I comportamenti quotidiani a cui era esposta pensava fossero leciti e in qualche modo di meritarseli, così spesso si sentiva dire “io mi arrabbio perché tu mi fai arrabbiare” e “se ti comporti bene non ho motivo di prendermela con te”, ma puntualmente si ritrovava in queste dinamiche e non si sentiva libera di parlarne con le sorelle e le sue amiche. 

La violenza intrafamiliare, essendo esercitata in ambienti protetti, è pertanto difficile da individuare in assenza di denuncia da parte delle vittime e che spesso vivono pure una condizione di isolamento.

Ma Giusy un giorno riesce a parlarne con un’operatrice telefonica che si occupa di una associazione che tutela le donne e dopo altri colloqui, si rende conto piano piano che quella realtà che vive non è come pensava. Da allora ha iniziato un percorso che gradualmente la sta accompagnando verso uno svincolo dalla situazione di violenza che ha vissuto per anni. Ci vorrà tempo ma ormai ha capito che può farcela e ha ripreso i contatti con la sua famiglia d’origine che la ha riaccolta in casa prima di una nuova sistemazione. 

Giusy aveva bisogno di essere ascoltata, di trovare conforto e di poter individuare una via d’uscita rispetto al tunnel di sofferenza che attraversava da anni. L’informazione e la sensibilizzazione sono importanti e permettono alle vittime di capire cosa sta succedendo nella loro vita ma non bastano.  Infatti le difficoltà maggiori in questi casi sta nel fatto che chi subisce ha paura di chiedere aiuto e a volte non ha neanche la consapevolezza di ciò che sta succedendo. Per queste donne la casa non è un luogo sicuro ma rappresenta una prigione e per questo è importante che anche chi assiste a episodi di violenza domestica, s’impegni a denunciare.  Solo così si potrà intervenire successivamente attraverso l’accoglienza e con un attento percorso di rivisitazione del proprio vissuto e della propria esperienza per una ristrutturazione della propria identità. 

 

 

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