Cambiamenti climatici e Cop 26: molto rumore per nulla?

Possiamo avere ancora ragionevoli dubbi sul fatto che siano in atto importanti mutazioni nel clima del Pianeta e sulla responsabilità umana?

Siamo di fronte a fenomeni climatici sempre più estremi, frequenti e devastanti, una apocalittica “emergenza climatica”.
Le attività umane stanno cambiando il clima della Terra in maniera “inequivocabile” e “senza precedenti” in centinaia di migliaia di anni, così si legge nel rapporto scientifico di valutazione dell’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), base conoscitiva per affrontare il cambiamento climatico nei negoziati della Cop 26 (26a Conferenza delle Parti, Convenzione ONU sui cambiamenti climatici), tenutasi a novembre a Glasgow.
Nel rapporto si evidenzia che la concentrazione di gas responsabili dell’effetto serra (anidride carbonica, metano, altri gas) rispetto all’epoca preindustriale è aumentata del 48%, a causa della combustione di fonti fossili di energia (carbone, petrolio, gas), di processi industriali (cemento, acciaio), della distruzione di ecosistemi (ricchi di carbonio). La temperatura media dell’atmosfera è aumentata di conseguenza di circa 1,1 °C, aumento sufficiente per produrre effetti drammatici: scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari, riscaldamento e acidificazione degli oceani, minore produzione agricola, frequenti eventi climatici estremi (ondate di caldo, siccità prolungate, uragani, cicloni, alluvioni, mareggiate, piogge torrenziali).
Gli ultimi 7 anni sono stati i più caldi mai registrati. I paesi più colpiti sono quelli in via di sviluppo, anche se il riscaldamento globale è causato principalmente dalle nazioni industrializzate.
Nel rapporto si sostiene che siamo ancora nella condizione di evitare il peggio del cambiamento climatico, ma non di riportare il mondo alle temperature e ai modelli climatici del passato.
Insomma possiamo ancora evitare il peggio ma il danno è fatto.
Anche se dovessimo riuscire a ridurre in maniera significativa il livello di emissioni di gas serra il riscaldamento globale continuerà ad aumentare. E sarà difficile limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 °C (accordo di Parigi, 2015).
Ma anche riuscendo a limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, sono previsti drammatici cambiamenti: riduzione ghiacciai, innalzamento livello del mare, ondate di calore, stagioni calde più lunghe, perdita di biodiversità, estinzione di specie, riduzione delle zone agricole, scarsità di acqua e cibo a causa di siccità e carestie, danni alla salute umana, migrazioni climatiche, sofferenza e morte per effetto di ondate di calore.
Una crescente consapevolezza è emersa nelle parole dei governanti durante il G20 e la Cop 26.
Non si erano mai sentite parole così allarmistiche da parte dei leader mondiali. “L’umanità ha esaurito il tempo sui cambiamenti climatici. Manca un minuto all’ora X e dobbiamo agire ora”, afferma Boris Johnson.
Ma ancora una volta, sia il G20 sia la Cop 26, si sono conclusi con mezze soluzioni: l’impegno sul tetto di 1,5 gradi, ma senza date certe. India e Cina frenano. Numerosi cortei di attivisti protestano per la giustizia climatica.
Il clima cambia. E noi? E’ tempo di cambiare. Di cambiare il nostro sguardo, il nostro modo di vivere, di consumare, il modello di sviluppo globale, fondato sull’idea dello sfruttamento e del profitto. Ridurre la nostra pesante impronta sul pianeta se non vogliamo lasciare in eredità alle prossime generazioni un pianeta estremo. E’ una sfida contro il tempo per salvare il pianeta.
Le nostre esistenze e quella del pianeta sono strettamente intrecciate in una rete nella quale ogni buco (estinzione di specie e di ecosistemi, riduzione della biodiversità) rende più fragile la rete che ci sostiene. E per proteggere la nostra esistenza dobbiamo incominciare a proteggere le esistenze degli organismi viventi e degli ecosistemi. Il nostro equilibrio è l’equilibrio del pianeta.
Alla Cop 26 il naturalista David Attenborough invita i leader mondiali a fare della lotta ai cambiamenti climatici una opportunità per creare un mondo più equo, basandosi non sulla paura ma sulla speranza.
Il futuro è adesso e ognuno di noi ha un imperativo categorico, partecipare al cambiamento e renderlo possibile. Come direbbe Gandhi: “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
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