Il bullismo in una testimonianza

Il bullismo è un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più tra gli adolescenti e consiste principalmente in vessazioni ed abusi individuali o collettivi.

Si può distinguere una forma di bullismo diretto, che si manifesta in attacchi sostanzialmente aperti nei confronti della vittima, e di bullismo indiretto, caratterizzato da una forma di isolamento sociale ed in una intenzionale esclusione dal gruppo. Il “bullo” può agire attraverso modalità differenti: soprusi, abusi psicologici, violenze fisiche, maltrattamento degli oggetti personali della vittima, e ancora con pettegolezzi e insulti vari. Ultimamente abbiamo assistito a delle situazioni-limite in cui le vittime, isolate ed incomprese, subivano in silenzio arrivando poi a compiere gesti eclatanti come il suicidio.

Generalmente subiscono a scuola, nei corridoi, nei bagni, negli spogliatoi delle palestre, ma anche in aula quando viene meno la presenza dell’insegnante, e così nessun luogo viene percepito come sicuro per chi è vessato. Con la diffusione delle tecnologie e dei social network le vittime continuano ad essere perseguitate anche se fisicamente distanti dai “bulli” perché basta un sms o una post nella bacheca pubblica per far sentire la vittima “oppressa”. Oggi parleremo della storia di Alessia che ha voluto raccontare la sua esperienza per aiutare le ragazze che come lei si trovano in difficoltà e vivono situazioni simili.

Alessia ha 15 anni ed è stata adottata quando ne aveva 5; arriva da un paese straniero dell’America Latina e la famiglia che si è presa cura di lei la ha accolta con gioia e grandi premure. Inizialmente Alessia aveva tante difficoltà dovute alla lingua e alla sua diffidenza verso tutto e tutti. A scuola sono iniziati i problemi con i compagni che non sempre davano la giusta lettura ai suoi comportamenti. La sua timidezza veniva scambiata con altro e da quel momento sono iniziati gli atti di bullismo.

Alessia dice che spesso veniva messa in cattiva luce e veniva  presa di mira con appellativi offensivi e denigratori. Questo ha avuto un forte impatto sull’autostima e sulla capacità di reazione, per questo ha iniziato a chiudersi sempre più in se stessa.

Ma ad un certo punto qualcosa è cambiato, Alessia ha trovato il coraggio di condividere con alcune compagne quello che stava accadendo e ha iniziato ad aprirsi raccontando tante cose della sua vita. Così pian piano ha trovato la forza per affrontare la situazione e in questo è stata sostenuta dal gruppo. È stato determinate il suo modo di reagire e il sostegno delle persone vicine. Per questo Alessia consiglia di provare a parlarne con gli amici, i genitori, gli insegnanti, o altri adulti di fiducia (Psicologa della scuola, educatori, ecc).

Pertanto è importante intervenire tempestivamente evitando che gli atteggiamenti persecutori si stabilizzino attraverso la “cronicizzazione” dei ruoli “vittima” e “bullo”. Prima si interviene e più facilmente il fenomeno sarà circoscritto e arginato.

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