Ecologia: guida all’uso della parola

Il termine ecologia è attualmente molto usato. Pensiamo al nuovo Ministero per la transizione ecologica. Anche Papa Francesco nella LETTERA ENCICLICA LAUDATO SI’, parla di “ecologia integrale”. Il termine viene usato anche per indicare uno stile di vita,  movimenti e associazioni, capi di abbigliamento. 

Ma cosa significa esattamente la parola ecologia? Derivata dal greco οίκος (casa) e dal greco lόgος (studio), viene usata per la prima volta  dall’evoluzionista Ernst Haeckel, nel 1866, per indicare lo studio della casa, ossia lo studio dell’ambiente. L’ecologia è  quindi la scienza che studia le relazioni tra gli esseri viventi e l’ambiente in cui vivono. 

Le  radici culturali dell’ecologia sono lontane nel tempo. La natura è stata spesso descritta come una madre benigna che dirige armonicamente la “casa comune” e che assegna il  giusto posto a ogni specie vivente (Linneo, Aristotele). Tuttavia l’ecologia come scienza  si afferma solo successivamente alla diffusione della teoria dell’evoluzione (Darwin, 1859): la natura non è più provvidenziale e armonica ma può essere anche una madre  matrigna; i rapporti tra le specie  sono spesso competitivi e tragici; le specie e l’ambiente si evolvono  con un processo di  adattamento reciproco. Tutto muta, le specie e l’ambiente. 

Nei primi anni del 900 gli studiosi di ecologia iniziano a formare delle comunità scientifiche e a elaborare concetti e modelli scientifici di interpretazione della natura. Nasce a Londra la prima società di ecologia (1913); vengono proposti dei  modelli matematici per spiegare le relazioni tra prede e predatori; vengono elaborati i primi modelli di ecologia globale; viene introdotto il concetto di ecosistema. 

Ma è solo intorno agli anni ’60 che l’ecologia diventa una scoperta di massa: i mezzi di comunicazione fanno emergere i primi problemi ecologici globali, si incomincia a parlare di  inquinamento,  cambia la percezione del rischio ambientale, nascono movimenti di massa per la protezione dell’ambiente.

Negli ultimi anni  la responsabilità della specie umana è sempre più evidente. Si sta assistendo a cambiamenti climatici, riduzione della biodiversità, estinzioni di massa di specie e di ecosistemi. Incomincia a diffondersi la consapevolezza che la specie umana è diventata capace di minacciare gli equilibri dell’intera ecosfera.  Oggi sappiamo che  per affrontare la complessità degli equilibri ecologici è fondamentale lo studio integrato delle componenti viventi e non viventi (quali la temperatura).

Anche la politica e gli organismi internazionali hanno dovuto occuparsi dei problemi ambientali, senza tuttavia riuscire a proporre effettive soluzioni.  

L’attuale fase della storia della Terra viene chiamata antropocene,  per sottolineare l’enorme impronta della nostra specie nei sistemi ecologici. La specie umana ha iniziato a tagliare il ramo su cui è seduto. Se il ramo cade, la specie umana per prima si farà male. La specie umana è infatti particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Il pianeta Terra vivrebbe anche senza l’uomo. L’uomo invece per la sua sopravvivenza necessita di equilibri, meccanismi e organismi che sta distruggendo. 

Non è più derogabile la costruzione di  una cultura ecologica e di un modello di sviluppo sostenibile, che coinvolga lo stile di vita dell’intera  società.  Come usiamo l’energia, come ci muoviamo, ciò che compriamo, ciò che mangiamo. 

Prendersi cura dell’ambiente e decidere di appartenere non solo ai problemi ma soprattutto alle soluzioni sarà una rivoluzione che forse ci salverà.

 

 

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