Moda: Tra ritorni e scelte di marketing

Ottobre, inizia il frescolino e come ogni autunno si inizia la ricerca per sostituire il cappotto che ci ha stancato o il pantalone ristrettosi per le gozzoviglie estive. Tutti noi ci aggiriamo per negozi in cerca di qualcosa di nuovo ed è questo il periodo in cui i negozi hanno il loro massimo assortimento; essendo stato smaltito il magazzino estivo e sostituito con la stagione successiva. 

Capita quindi che mentre ci accingiamo a provare qualcosa notiamo una certa somiglianza tra i capi che indossiamo acquistati l’anno precedente e quelli che sono nel negozio. Vi siete mai chiesti perché la blusa che vedete in un negozio è decisamente simile a quella che trovate in un altro etichettata diversamente? Ebbene ciò è in primo luogo frutto delle vostre scelte di questo periodo ed è legato ai codici che vedete scritti su etichette e cartellini. 

Quando comprate un capo questo è accuratamente catalogato e schedato con un sistema alfanumerico che fa si che, una volta venduto, si sappia quanti capi con quel modello e combinazioni tessuto sono state gradite e tale riscontro si basa sulle vendite a prezzo pieno effettuate tra ottobre e novembre, prima del black Friday di cui parleremo in futuro. 

Le case di moda, sia blasonate che più economiche,  si adoperano per riprodurre i capi che hanno venduto di più semplicemente riordinando per la stagione successiva i best seller di quella precedente cambiando i tessuti e aggiornando i colori. Capirete bene che tale fenomeno, che ormai va avanti da almeno 15 anni, fa si che accanto a qualche vera novità, creata per colpire in vetrina, sia affiancata da una marea di vestiti tutti uguali spesso prodotti dalla stessa azienda con marchi diversi.

Come per tutte le cose di questa terra anche per l’abbigliamento siamo noi il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo. Per trovare qualcosa di veramente innovativo non rivolgetevi quindi alle solite boutique; prediligete artigiani locali, creativi di nicchia, piccoli negozi che sono fuori dalle logiche delle multinazionali del tessile e che uniscono creatività e qualità per soddisfare il cliente. 

Se non cambiamo ora il nostro modo di consumare abbigliamento tra qualche anno continueremo a chiederci, desolati dentro l’ennesimo camerino, il motivo per cui troviamo sempre la solita blusa orribile e carissima che sembra….già vecchia. 

 

 

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