Ardara: La chiesa palatina di N.S. del Regno

Il paese di Ardara, per la sua posizione strategica, fu scelto dai Giudici di Torres per stabilire la nuova capitale nel IX sec., quando la sede giudicale di Turris Libisonis (oggi Porto Torres) divenne poco sicura a causa dei Saraceni. Il castello, il palazzo regio e la cappella palatina di Nostra Signora del Regno, secondo il Condaghe di San Gavino, furono edificati per volere di Giorgia di Torres, sorella del giudice Comita, anche se il primo documento storico sulla reggia fu redatto dal giudice Barisone nel 1065. Con la morte di Adelasia e il passaggio alla dominazione aragonese nel 1323, inizia il declino del giudicato e della sua capitale che perde la sua funzione strategica. La cappella palatina di N.S. del Regno fu edificata intorno alla metà del XI sec su una preesistente chiesa altomedievale di cui rimangono tracce nei materiali di riuso. Un’epigrafe situata nell’abside indica il 9 maggio 1107 come data di conclusione dei lavori e riconsacrazione dell’altare maggiore.

L’edificio, è stato realizzato in basalto e trachite locale. L’aula è costituita da una navata centrale, con copertura lignea, e due navate laterali con volte a crociera, separate da otto coppie di colonne in trachite con capitelli, su cui sono posizionati dei dipinti murali seicenteschi, opera di un artista locale, che raffigurano una processione di Apostoli e Padri della Chiesa. La facciata è divisa in tre settori che ricalcano la disposizione interna. Il timpano centrale è separato da una cornice e sormontato da archetti pensili che seguono l’andamento della copertura. Al di sotto si trovano, allineati, la bifora il lunotto e l’ingresso. L’abside è semicilindrico e ripartito in cinque settori. Al suo interno conserva pregevoli opere pittoriche, come i due resti di affresco, opera del Maestro di Olzai attivo in Sardegna alla fine del XV sec., e il Retablo Minore o della Madonna del Latte, realizzato dal Maestro di Ozieri nella seconda metà del 1500. Ma l’opera più importante è il maestoso Retablo Maggiore o dei Misteri del Rosario, iniziato nel 1468 e terminato nel 1515, posto dietro l’altare maggiore e composto da 29 scene (in circa 63 mq di superficie totale) in cui è rappresentato il committente Giovanni Cataholo citato, insieme all’autore, il pittore Giovanni Muru, nel cartellino posto sull’opera. Il ritrovamento di una sepoltura di fronte all’altare maggiore, ha fatto supporre che si trattasse della sepoltura di Adelasia di Torres, ma l’assenza della bara e dello scheletro non permette di confutare questa ipotesi.

Un luogo che merita di essere visitato perché testimonianza del glorioso passato del Giudicato di Torres e della Sardegna medievale.

 

Riproduzione Riservata

 

© Riproduzione Riservata - La voce della Società