La pressione sui giovani d’oggi e il demone del paragone

Il 20 luglio 2021 tutti i giornali hanno dato la notizia della morte di un ragazzo di Torre del Greco morto suicida con un volo di vari metri dai piani alti dell’Università Federico II di Napoli. Il tragico gesto sembra essere stato causato dai fallimenti universitari del ragazzo.

Ciò che dovrebbe interrogare è che non sono notizie nuove, ormai siamo abituati a sentire notizie simili ogni anno.

Davanti a questi eventi possiamo solo interrogarci sulla fragilità psicologica dei giovani, spesso messi sotto pressione da una società che corre, avanza, dove chi è indietro è un fallito, uno scansafatiche. D’altra parte elogiamo chi ha bruciato le tappe e si ritrova con una laurea a soli 11 anni. Parlo di Laurent Simons, il bimbo prodigio che a 11 anni si è laureato in fisica.

La fascia di età dei ventenni è una terra di mezzo in cui da una parte si è considerati ancora piccoli, immaturi. Dall’altra si è considerati adulti, utili quanto necessari ad una società che ben poco si preoccupa di affiancare e aiutare a crescere i ragazzi. Ci si preoccupa della formazione universitaria, oggi sempre più lontana dalla domanda vera di lavoro, meno ci si preoccupa della crescita umana e dell’aiutare i ragazzi a comprendere quali sono le proprie capacità, qualità, doni.

In tutto questo il vero antagonista è il paragone. Spesso, in chiave pedagogica, esso viene usato per stimolare nel bambino/ragazzo la volontà di superare l’altro, di sforzarsi per migliorare. Non c’è cosa più diseducativa!

Spesso, più che motivazione, il paragone crea frustrazione; ci si sente inadeguati, di meno rispetto ad altri.

È la vita stessa a portarci spesso a fare paragoni. Così ci si sente indietro se  a 25 anni non abbiamo ancora le idee chiare sul nostro futuro mentre altri nostri coetanei hanno appena aperto un ristorante, hanno trovato un’occupazione che permette loro di avere una certa indipendenza.

Ora, la bellezza dell’essere umano sta nel fatto che siamo tutti diversi. Ciascuno di noi ha una propria storia, un proprio vissuto, delle qualità e dei doni che altri non hanno. Così come dei limiti, è umano! 

Cercare l’approvazione altrui, paragonarsi agli altri e avere paura di deludere chi vogliamo bene  porta solo frustrazione, bugie, sentimenti negativi e depressivi che avvelenano la nostra esistenza che è chiamata a svilupparsi con i nostri tempi, con le nostre personali esperienze, successi e delusioni. 

L’università non deve essere fonte di frustrazione ma di crescita umana, culturale, sociale. Non sono sicuramente gli anni che ci mettiamo a laurearci a definirci. Ci meritiamo di vivere le cose al nostro passo, per noi e non per gli altri. 

Concludo con le parole che papa Francesco ha indirizzato ai giovani presenti al Circo Massimo sabato 11 agosto 2018:

“Ragazzi e ragazze, siate voi pellegrini sulla strada dei vostri sogni. Rischiate perchè sarete voi a realizzare i vostri sogni, perchè la vita non è una lotteria: la vita si realizza e tutti noi abbiamo la capacità di farlo”.

 

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